Latina sembra essere diventata la città delle occasioni perse.
La scuola di alta formazione della Nato, che porta con sè un indotto di oltre 5milioni di euro, sarà trasferita in Portogallo.
I numeri sono impressionanti, 4000 studenti, oltre cento persone che ci lavorano ogni giorno da anni.
Ed oggi spiccherà il volo verso altri lidi.
Una nuova ferita si apre su un territorio segnato da aziende che chiudono, multinazionali che delocalizzano in quella che, tolto qualche laconico tentativo di reagire, è un’inerzia generale.
Latina e la sua provincia non crescono, non sono attrattive perse in un circolo vizioso di buchi neri sotto il profilo infrastrutturale e logistico.
Il boom degli anni della Cassa del Mezzogiorno con investimenti a pioggia che avevano portato la provincia ad essere un ‘isola felice sono solo un lontano ricordo.
Non ha prodotto gli effetti sperati la legge del 1992 che, dopo la chiusura della Cassa, ha assicurato micro finanziamenti a pioggia per qualsiasi iniziativa imprenditoriale.
Le Regioni spesso non sono state in grado di spendere o hanno impiegato per iniziative di dubbia efficacia i fondi europei che dovevano ridare una boccata di ossigeno all’economia.
I risultati?
Sono sotto gli occhi di tutti.
La chiusura della scuola di alta formazione della Nato è una contingenza.
Ma resta l’incapacità politica di fare sistema, di unirsi per evitare il tracollo.
Oggi l’imperativo deve essere l’operatività, il fare.
Di parole ne sono state spese tante e i tavoli in molte occasioni si sono trasformati nei luoghi in cui gli intenti prendono il sopravvento sulle azioni.
Latina e la sua provincia devono reagire, chiudere la fase dei protocolli di intesa che restano carta straccia.
La politica, chi ha l’onore e l’onere di governare le città e i territori deve intervenire in modo concreto perché i cittadini e le famiglie della nostra provincia oggi non sanno come sopravvivere ed hanno perso il lavoro ed ogni prospettiva di futuro.





