lunedì 28 Novembre 2022

Il politico non usi i giornali solo quando gli fa comodo

Una volta si diceva, erano gli anni ’70, che il privato è politico. Oggi potremmo rovesciare la massima movimentista e dire che il politico pensa che alcune cose siano sue private, e che possa usarle a piacimento. Per esempio i giornali, che siano fisici o digitali. Ma per raccontare questa storia, dobbiamo andare per ordine. E partire dalle scorse elezioni amministrative quando, come testata giornalistica, abbiamo ricevuto dai diversi candidati, e poi dai due al ballottaggio, una valanga di comunicati stampa che noi, per correttezza e completezza di informazione, abbiamo riportato ai lettori. Stessa cosa succedeva con gli altri giornali del capoluogo, e non solo, diventati cassa di risonanza di dichiarazioni e promesse tutte da verificare da chi, lettore e elettore, sarebbe andato alle urne e poi a applaudire o contestare il vincitore.

Questo è quanto accade normalmente, anche oggi a livello nazionale in vista delle prossime politiche, e da tempo immemore, o almeno da quando esiste allo stesso tempo la politica e i giornali. A Latina invece i due candidati che si sfidano hanno deciso diversamente. Con la scusa di voler parlare in modo chirurgico solo agli elettori delle 22 sezioni chiamate a rivotare dopo le accertate accuse di brogli, i due contendenti si sono dati appuntamento sui social, escludendo totalmente i giornali dalle loro strategie di comunicazione. Peccato che il voto del 4 settembre, la cui assenza fa molto discutere, interessino la totalità dei cittadini di Latina, che si troveranno di fronte a una conferma o a un nuovo sindaco, senza potersi informare in nessun modo sulle diverse testate lasciate all’asciutto, dagli stessi contendenti al municipio, di ogni comunicazione ufficiale. Contendenti che pensano davvero che tra le 22 sezioni chiamate al voto esistano dei muri, delle impenetrabili divisioni, delle reti totalmente impermeabili. Una visione miope della città, che la dice lunga sulla visione privata della politica.

È davvero curioso quello che sta succedendo in questi giorni a Latina. Viene da domandarci che cosa ha portato i due candidati a fare questa scelta. Forse non amano il fatto che i giornali non facciano solo da cassa di risonanza, ma che poi passino al setaccio le affermazioni di questo e di quello, esercitando la legittima funzione di fact checking? O magari hanno timore di chi alle notizie associa poi la propria analisi? O ancora temono i fatti se poi sono seguiti dalle opinioni di chi scrive?

Possiamo dire cari candidati e compagnia tacente, citando un famoso rivoluzionario, che se la vostra morale è questa, allora sarà anche la nostra morale, e quando a elezioni fatte vi accorgerete che il mondo dei social non basta a fare da megafono alle vostre dichiarazioni, e cercherete la sponda della nostra testata, sarete trattati con la stessa moneta. Non siamo disposti a essere usati, non siamo al servizio di nessuno, perché come giornalisti abbiamo tanti amici, ma come giornale nessuno, e se non siamo utili all’informazione oggi, non potremmo esserlo neanche domani. Una testata non è un ripetitore a gettone, non basta inviare una velina per fare la notizia. 

Chi ha scelto i social ha fatto una precisa scelta di campo. Sia coerente e se lo ricordi anche a elezioni concluse.

Francesco Miscioscia
Francesco Miscioscia consulente di Marketing strategico nell’ambito della comunicazione politica ed istituzionale da oltre 35 anni. Master in Marketing internazionale – Politiche di Marketing, ricerche di mercato, modalità di penetrazione sui mercati esteri ed internazionalizzazione delle imprese.

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