Come la racconti una città impazzita che si ritorce su se stessa, come un serpente alla sera quando ha perso il caldo del sole. Ritorna sempre e non si sposta mai, è come pianta di zucca, cresce intorno a se stessa, non si fa mai strada per una direzione. Il tempo che per ogni comunità segue il filo della storia, qui si ferma alla paura dei fantasmi, e le parole sono belle non una volta per sempre, ma sempre le stesse.
Guardate come Mussolini sbuca ovunque, e dove gli intellettuali (tutti benemeriti) ma non danno spazio ai nipoti. Paperon De Paperoni non è generoso con Paperino e non si fa intenerire da Qui, Quo e Qua. Rompere il filo ingeneroso è dovere di Qui, Quo, Qua e non può essere suicidio del vecchio papero. Latina è così giovane da essere condannata alla sua precoce senilità.
Cambiare gioco, avere la forza di andare oltre e discutere e non monologare. La dimensione non può essere il passato: Roma non può essere Cesare, è anche Cesare ma il vanto è la Sistina, è il risorgere con i preti e contro i preti, è l’allegria delle differenze. Noi amiamo i Fori imperiali e non il resto.





