Un polverone si è alzato in merito alla decisione, tra l’altro palese da tempo, dell’attuale sindaco di Latina, Damiano Coletta, di candidarsi per il secondo mandato.
Da qui un processo alle intenzioni che serve a poco, anzi, a nulla.
In una democrazia la decisione del sindaco uscente non è solo comprensibile ma legittima.
Tra l’altro lo hanno fatto tutti, pure quelli che c’erano prima di lui.
Coletta fa il suo, pensa di aver ben operato, crede di aver portato a Latina un vento di novità, di aver ribaltato un sistema di malaffare e commistioni, di aver dato ai cittadini quel bene comune che mancava da tempo.
Ha diritto ad incontrare i cittadini, di cercare nuovi sostenitori, di ampliare la portata di una eventuale coalizione.
Ha diritto di continuare con il leit motiv della città risorta dalle macerie, dell’oscurantismo verso quelli che c’erano prima.
Ciascuno racconta quello che crede, che vede, che percepisce.
Alle urne i cittadini faranno lo stesso.
Peseranno, valuteranno e decideranno.
Se vogliono ancora il sindaco Coletta lo voteranno altrimenti cambieranno, di nuovo pagina. In fondo è questo il bello delle elezioni.
A stupire però è lo stupore, il gioco di parole è voluto, dell’opposizione rispetto al percorso che Coletta sta tracciando.
Attaccare solo per il gusto di farlo non ha senso.
Anzichè preoccuparsi di quello che fa Coletta, delle sue aspirazioni o ambizioni, si preoccupino di lavorare per trovare in antagonista, per discutere un programma, per rinnovare, tutti i partiti e nessuno escluso, la classe dirigente che intendono proporre ai cittadini.
Coletta si contesti su cosa ha fatto e cosa non ha fatto, sul programma non attuato o attuato a metà, sulla retorica della legalità quale scusa dell’inerzia che ha paralizzato alcuni settori dell’amministraziuone.
Per il resto ciascuno faccia il suo percorso. Le intenzioni e le ambizioni non si giudicano mai eventualmente si contrastano sul campo, a viso aperto, sullo stesso terreno di gioco che sono la campagna elettorale e le elezioni.
Il resto è retorica.





