venerdì 27 Maggio 2022

Dissalatore a Ventotene, Besson: siamo all’assurdo. OTUC: i costi siano addebitati al Comune

Se il dissalatore a Ventotene non si farà, o si farà con ritardo per colpa del braccio di ferro tra Acqualatina e Comune, il costo non deve ricadere nelle bollette ma deve essere a carico del Comune. Questo il pensiero dell’OTUC Organismo Tutela Utenti e Consumatori dell’ATO 4 Lazio sud, dopo che ben 3 ordinanze hanno bloccato i lavori di Acqualatina sull’isola pontina. L’installazione dei dissalatori fu decisa in un protocollo sottoscritto da Regione Lazio, Comune di Ventotene, STO Ato4 e Acqualatina nell’ottobre 2015. In esso le parti si impegnavano a sototituire il trasporto di acqua via nave con un sistema idrico autosufficiente.

Al momento due ordinanze su tre sono state sospese dal Tar. La terza è stata emessa lo scorso 25 luglio e vieta i rumori e i lavori edili nel Porto Nuovo, dove Acqualatina sta installando il dissalatore.

“Le associazioni dei consumatori O.T.U.C., non possono rimarcare che tutto ciò ha comportato e comporterà un notevole aggravio dei costi in genere causati dal trascorrere del tempo di utilizzo della nave cisterna, la cui acqua ha un costo di euro 14,00 al mc, anziché 3 al mc con il dissalatore, nonché ai costi derivanti dalla controversia in corso”, dicono dall’Otuc.

“Tali costi non potranno gravare sugli ignari e incolpevoli cittadini dell’intera Ato 4”, ha affermato il presidente Villano.

“In conseguenza si diffida la STO dell’ATO4 a vigilare affinché tutti i costi derivanti dalla controversia in atto, nonché i maggiori costi per la fornitura dell’acqua potabile nel comune di Ventotene, non vengano caricati nelle bollette, ma bensì vengano posti a carico dell’Amministrazione Comunale di Ventotene stessa, singolarmente individuati.”

“Siamo oltre l’assurdo – ha dichiarato Raimondo Luigi Besson, Ad di Acqualatina – in un momento di difficoltà diffusa a livello nazionale, con una carenza idrica gravissima, che ha colpito una porzione importante del nostro territorio, siamo costretti addirittura a tornare, per la terza volta in sede giudiziaria; e tutto questo per portare a compimento il nostro lavoro.  Si tratta di ritardi e sprechi, in termini di costi e tempi, che vanno a gravare su tutto il territorio dell’ATO4, e bisogna renderne conto all’insieme degli utenti. È per questo motivo – conclude Besson – che, come gestore di un servizio di pubblica utilità,  ci troviamo obbligati ad intervenire a qualsiasi livello per verificare i presupposti in materia di responsabilità amministrativa  e penale.”

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