Il cambio di assessori è stato programmato, non certo un cambio in corsa, né una chiamata alle poltrone. Questo in sintesi l’intervento di Damiano Coletta, chiamato a riferire in consiglio comunale sul rimpasto di giunta a Latina.
Ad aprire il punto nel corso del consiglio comunale di oggi è stato Nicola Calandrini: “Lei è riuscito a fare peggio della Raggi a Roma, ha cambiato il 60% della sua giunta, 5 assessori su 9”, ha detto l’esponente di Fratelli d’Italia al Sindaco di Latina.
Effettivamente, Antonio Costanzo si è dimesso per dissidi interno, Gianfranco Buttarelli a seguito delle vicende giudiziarie che l’hanno coinvolto. E a fine giugno sono andati via Giulio Capirci e Felice Costanti, mentre Antonella Di Muro ha preferito dimettersi prima, visto che il suo nome era dato già tra quelli papabili per essere sostituiti. Ad ogni modo ora ci sono Gianmarco Proietti, Giulia Caprì e Silvio Di Francia.
Ma a questi cambi, sottolinea Calandrini, si possono sommare l’emorragia di dirigenti in fuga e gli avvicendamenti alle presidente di commissioni, le dimissioni del presidente del consiglio comunale (Oliver Tassi) e persino di un consigliere comunale (Lendaro) con un subentrante che ha preferito rinunciare.
“Dimissioni di massa in ruoli diversi che non ci consentono di capire cosa sta accadendo – ha detto Nicola Calandrini rivolgendosi al Sindaco -. Erano donne e uomini suoi che ha scelto liberamente dopo la grande vittoria del 2016”.
“Come mai sta accadendo tutto questo? Tutte coincidenze? Ci sono tensioni? Ci sono problemi seri che non appaiono nelle attività esternalizzate? Se assessori e dirigenti se ne vanno e si evidenziano criticità non si può fare finta di nulla e pensare di cavarsela con un evento nei giardini comunali. Ci deve spiegare perché sta evitando il confronto in aula – ha concluso l’esponente di minoranza -. Disse che quest’aula sarebbe stata baricentro, avrebbe dovuto spiegare a tutta l’aula e non alla sua parte ciò che sta accadendo. Noi pensiamo che non siano i giardini comunali il luogo del confronto e del dibattito politico. Vorremmo capire tante cose”.
E Damiano Coletta, ha risposto. Spiegando che non dirà nulla di nuovo, rispetto alla conferenza stampa del 28 giugno. La premessa è che lui è diverso, c’è un modo di fare della vecchia politica che non gli appartiene, quella che gli assessorati li sceglie sulla base di una telefonata fatta dal partito di turno.
Ma le persone da lui scelte sono diverse: “Queste persone sono quelle che hanno collaborato con me in questo percorso di 2 anni al netto di malumori fisiologici. LBC è frutto di una scelta popolare, non è l’emanazione di una coalizione dove si prendono le telefonate per scegliere un assessore, io ho fatto scelte libere, libero di consultare chi volevo, ma autonomo nelle scelte. Esistono persone che danno la possibilità di risceglierle, a un certo punto, visto la scadenza dei due anni e di solito mi risulta che sia consuetudine questa cosa. In una tranquilla dialettica in giunta, informalmente, mi hanno detto che rimettevano il mandato”, ha spiegato Damiano Coletta.
“Dopo le scelte all’inizio dell’insediamento – ha proseguito -, alcuni degli assessori avevano manifestato in partenza l’intenzione di andare avanti e vedere la compatibilità con il lavoro, visto che facciamo tutti altro. Avevamo detto che ci davamo un tempo di un paio d’anni, e con Costanti e Capirci questo è stato, rispetto ad altre scelte sapevano benissimo gli assessori che mi prendevo la libertà di fare una scelta, migliorativa? Sarebbe offensivo, ma potrebbe anche starci”.
Il caso è quello di Antonella Di Muro, che non ha aspettato il rimpasto, si è dimessa prima, ora si scopre perché era da sostituire.
“I cambi in corsa si fanno perché la coalizione scricchiola e si prendono ordini da altri partiti, oppure fai una scelta in base a una fisiologica stanchezza, oppure pensi che possa essere più funzionale una persona piuttosto che un’altra, perché servono caratteristiche diverse, o la persona era stanca o serviva dare una scossa. Poi magari non è detto che produca risultati sperati” ha spiegato Coletta.
Che poi, ha proseguito, tutto sommato non è strano: e ha elencato i cambi in giunta della passata consiliatura, quella tormentata di Giovanni Di Giorgi, il cui epilogo è noto.
“Io ho cambiato un 50% programmandolo, avevo detto che a giugno avrei fatto un rimpasto. L’ho detto in tempi non sospetti, a gennaio/febbraio e non perché dovevo mettere all’asta le poltrone. Tutto questo è altro”.
E per concludere: “Anche all’interno della macchina amministrativa, dopo un certo tempo si crea sempre disagio, ma si sta mettendo al centro l’interesse pubblico, il bene comune e il senso delle procedure. Abbiamo affermato questo, ci sono voluti due anni di duro lavoro che forse non è facilmente percepibile, e penso che questo abbia la sua bellezza, la città è amministrata per tutti, questa è la differenza”.
Vedremo se questa spiegazione basterà a convincere la minoranza della bontà della scelta.





