Omicidio Romina, l’avvocato di Ialongo: ‘Confessione inutilizzabile’

Nuovo capitolo della vicenda che ha visto la tragica morte di Romina De Cesare, la ragazza di Frosinone uccisa con 10 coltellate, omicidio per il quale si è dichiarato colpevole il compagno, Pietro Ialongo. L’uomo è stato arrestato a Sabaudia, dove è stato rintracciato alcune ore dopo il delitto.

In una intervista rilasciata ai colleghi de Il Messaggero, a parlare è stato l’avvocato di Ialongo, Vincenzo Mercolino, che ha gettato pesanti ombre sull’operato delle forze dell’ordine e, quindi, sulla validità delle dichiarazioni rilasciate dal suo assistito.

“Per legge – ha dichiarato Mercolino – ci sono 48 ore di tempo per l’interrogatorio, invece il mio cliente è stato interrogato a sette ore dal fermo, dopo che era stato in ospedale e poi in caserma. Nello specifico il fermo è avvenuto alle 17 e l’interrogatorio nella notte. Secondo me avrebbe dovuto avvalersi della facoltà di non rispondere. Un interrogatorio di notte serve a dare pressione ed a condizionare un ragazzo coinvolto in una vicenda così tragica. Ialongo, ricordiamo, nel momento in cui è stato fermato era ferito. Ha tentato di suicidarsi gettandosi nelle acque del mare poi sempre nel tentativo di uccidersi si era legato le fascette elettriche al collo e si era tagliato le braccia. Dunque si è lavorato in un contesto difficile dove si poteva anche soprassedere. Capisco l’esigenza della procura ma prima di avere contatto con gli agenti l’indiziato doveva essere messo a disposizione del difensore. Questo non è stato fatto. Il mio assistito prima lo hanno tenuto in stato di fermo per cinque – sei ore, e poi lo hanno fatto parlare mezz’ora con il difensore d’ufficio”.

E ancora: “Il padre del giovane che si trovava a Frosinone ha cercato subito di indicare il mio nominativo perché svolgo attività forense a Isernia, città natale di Ialongo. Per legge la nomina può essere fatta anche da un prossimo congiunto. Ma mentre il genitore tentava di fare questo sotto la casa del ragazzo a Frosinone , il figlio si trovava a Sabaudia e quindi per la convalida era competente Latina”.

Secondo il legale, quindi, l’omicida non si sarebbe reso conto di quando stava dicendo e di quello che aveva fatto.

“Il mio assistito – ha continuato il legale – non è scappato, ha lasciato i soldi in macchina, ha lasciato il telefonino, poi si è spogliato e si è buttato nel mare. Una volta in acqua aveva cercato di rivestirsi e ritornare dalla ragazza. Per quanto mi riguarda la confessione è inutilizzabile per i motivi già enunciati. Ribadisco io non so fino a che punto si sia reso conto dell’accaduto”.

L’udienza di convalida si terrà questa mattina alle 9.30 presso la casa circondariale di Latina davanti al giudice Giuseppe Cario.

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