L’offesa della mediocrità a Genova

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Viadotto crollato a Genova, fonte video gazzetta.it

“E andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali”, cantava De Gregori in viaggi e miraggi. Svincoli micidiali, quando sono andato a Genova mi sentivo di volare, era in cielo, volavo nel cielo con la mia macchina, quasi una formica nel mondo. Ora, è crollato, è crollato un viadotto, le agenzie annunciano ci sono vittime.

Ma come, ma come si può, come si può sentire imbecilli dire che non servono le opere, che non ci sono soldi, che… si decresce felici e si crolla ridendo. Dobbiamo destarci da questa mediocrità che uccide, da queste paure che ci fanno nani, quando abbiamo sognato da signori. Regole, su regole che non garantiscono, servono gente capace, servono muratori non servono parlatori a vanvera. Questo paese l’hanno costruito i mastri non i massimi ribassi, noi artigiani capaci di arte con le mani. Serve dignità del lavoro, pagare sempre meno non è guadagnare tutti, ma morire un poco tutti. Esiste un’etica del lavoro perché il lavoro salva le vite, oggi in borsa premiano chi licenzia non chi fa, nulla capita così. Piango Genova la superba costretta alla mediocrità, piango gli “svincoli micidiali” che sono diventati tomba, piango il declino di un Paese che aveva il lavoro e non era cinese. Non possiamo assistere passivi al declino. Abbiamo il dovere del domani, la Superba lo è da secoli e non può finire cosi.

“Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare“. Questo è Francesco Petrarca e lo scriveva nel 1358, superba per uomini e per mura…