L’inganno del piano di raccolta porta a porta. Parla una cittadina di Latina

Riceviamo e riportiamo di seguito le osservazioni sul recente piano di raccolta porta a porta giunte in redazione da una cittadina di Latina. Maria Carla Feula, studentessa, scrive:

Tra qualche tempo, per via dell’asfalto dissestato, sulle strade di Latina si potrà circolare solo con auto da rally. Ma questo poco importa all’Amministrazione, che in compenso a breve potrà finalmente bearsi per l’avvio del tanto decantato quanto opinabile progetto di raccolta differenziata porta a porta. I cari vecchi cassonetti verranno rimossi dal piano stradale di alcuni quartieri già entro fine marzo 2021, per essere poi ritirati da tutto il territorio comunale non oltre il primo semestre del prossimo anno. In cambio, a ogni famiglia saranno consegnati ben cinque ingombranti bidoncini (oltre ad un piccolo secchiello aggiuntivo) con identità digitale.

Tutti entusiasti? Non credo proprio. Portare avanti politiche di conformismo, infatti, non implica necessariamente il perseguimento del bene comune. Le criticità non mancano. La prima, e forse anche più trascurata, è proprio sotto ai nostri occhi, ed è relativa alla scarsa igiene di questi cinque contenitori. Purtroppo l’operatore ecologico, a causa della natura del lavoro che compie, indossa per lungo tempo gli stessi guanti che vengono più volte in contatto non solo con il nostro raccoglitore, bensì con molte altre superfici tutt’altro che pulite. Inoltre, la strada non è certo il pavimento di casa e anche gli animali possono contribuire a sporcare i contenitori con le loro deiezioni.

E a poco serve incollare etichette che certificano le proprietà antibatteriche del materiale con cui è realizzato il manico di questi bidoncini. È illusorio pensare che l’operatore, nello svolgere la sua mansione, sarà così attento da toccarne soltanto il magico manico, evitando di maneggiare anche coperchio e pareti. Senza contare poi che affinché lo stesso manico possa veramente risultare privo di eventuale carica batterica, è necessario che trascorra un certo periodo di tempo.

Anche i maniglioni dei mezzi pubblici vengono realizzati con materiale antimicrobico. Eppure quanti di noi, dopo aver preso un autobus o un treno, tenendo stretti quei dispositivi per stare in piedi, scesi a terra, sentono di avere le mani pulite? Credo nessuno.

In un periodo in cui i cittadini vengono ammoniti circa la pericolosità dei patogeni che possono annidarsi sulle varie superfici e restarvi per ore o giorni, contemporaneamente, mediante tale iniziativa è imposto loro di maneggiare e successivamente custodire in casa cinque sporchi bidoncini, con il rischio che ambienti, persone e animali possano contaminarsi. Pur riconoscendo l’encomiabile intento di incentivare la raccolta differenziata a tutela dell’ambiente, non si possono trascurare problematiche legate al possibile inquinamento batterico all’interno delle abitazioni. Per ridurle, una volta svuotati dall’operatore e ritirati dal proprietario, i bidoncini andrebbero lavati: condizione questa altamente difficile da attuare per chi vive in appartamento.

La seconda criticità riguarda proprio gli appartamenti, con spazi spesso limitati e inadeguati ad ospitare almeno cinque ingombranti contenitori. Da qui trae origine anche la terza questione, che è afferente alla tempistica della raccolta dei rifiuti, specialmente di quelli umidi. Se è verosimile che questi possano restare anche per due giorni in un ampio cortile o terrazzo, non è plausibile che ciò avvenga all’interno di un appartamento, senza che il cattivo odore proveniente dalla pattumiera si propaghi nelle varie stanze della casa.

Vi è poi un’ultima importante problematica, che riguarda i cosiddetti “punti di presa rifiuti” su strada. Come non accorgersi della manifesta scarsità di spazi in grado di ospitare l’elevatissimo numero di bidoncini che sosterrebbero in corrispondenza delle abitazioni condominiali? Viste le criticità elencate, che sono solamente alcune di quelle che l’avvio dell’iniziativa comporterebbe, dovremmo chiederci se davvero non sia stato possibile, in sede di pianificazione, delineare una modalità di raccolta più conveniente. Per rispondere alla domanda è necessario analizzare brevemente il funzionamento del sistema. Sembrerebbe che i contenitori saranno dotati di un TAG RFID, ovvero di una tecnologia di identificazione automatica basata sulla propagazione nell’aria di onde elettromagnetiche, consentendo la rilevazione a distanza di oggetti: sarà possibile dunque conferire un’identità elettronica univoca al secchiello, con la raccolta di dati anche quando questo è in movimento.

Orbene, è veramente necessaria l’implementazione del sistema descritto? È ipotizzabile operare in modo diverso e forse più semplice? La risposta che ragionevolmente potrebbe esser data è senz’altro affermativa. Per risolvere la prima criticità, e in parte la seconda, sarebbe sufficiente l’utilizzo di semplici buste provviste di un codice a barre o di un codice QR identificativo stampato direttamente su queste, o al più, apposto sui sacchetti mediante etichette. Il codice sarebbe quindi poi facilmente scansionato, mediante apposita applicazione su smartphone, dall’addetto alla raccolta dei sacchi. In tal modo potrebbe essere completamente eliminato il problema relativo alla contaminazione del contenitore, e parzialmente risolta anche la criticità legata alla carenza di spazio negli appartamenti, tenendo presente che non tutti gli utenti producono ogni settimana un volume di rifiuti di plastica, carta o vetro pari a quello occupato dai raccoglitori in questione.

È del tutto evidente che l’intento dell’operazione sarebbe preservato, e garantito al contempo anche il rispetto della salute e della serenità dei cittadini. È la tecnologia che dovrebbe essere al servizio dell’uomo, e non il contrario. È chiaro invece che le ultime due problematiche segnalate non trovano soluzione neppur utilizzando, al posto dei bidoncini, i più igienici e meno ingombranti sacchetti con codice stampato. Pertanto sarebbe ragionevole e auspicabile che nelle zone urbane i classici cassonetti stradali non vengano rimossi affatto. Questi, infatti, se periodicamente igienizzati, non compromettono il decoro urbano più di quanto possano fare centinaia di bidoncini ammassati in ogni strada. Al più, per incentivare la raccolta differenziata, si potrebbe ricorrere all’impiego di contenitori condominiali, ove le realtà locali lo consentano, rinunciando in tal caso alla tariffazione puntuale per ogni utenza. A fronte di questi notevoli discapiti, tutti per i cittadini, l’Amministrazione ha annunciato di voler portare avanti una campagna comunicativa mediante la quale cercare di persuadere l’utente della bontà del piano. Il cittadino potrebbe forse erroneamente desumere che, grazie all’iniziativa, se adottasse un comportamento virtuoso per ciò che concerne il riciclo, potrebbe con certezza non solo godere di un certo risparmio economico, ma anche influire positivamente sulle sorti del pianeta.

Iniziando a riflettere circa il primo ipotetico vantaggio lasciato intravedere, è fondamentale notare come, il termine “risparmio” (per l’utente) in realtà non venga mai espressamente menzionato dai fautori del progetto. È importante inoltre considerare che se, come probabile, per la determinazione della composizione del tributo si farà riferimento a tariffe puntuali già adottate in altri comuni italiani, parte della tassa continuerà ad essere di importo fisso, calcolato ancora sui metri quadrati delle abitazioni. Tenendo poi conto degli investimenti effettuati dall’Amministrazione per l’implementazione del progetto, non è possibile escludere un aumento del costo della summenzionata quota fissa, che potrebbe rendere nullo (o addirittura negativo) l’agognato risparmio di ogni utente.

Per quanto riguarda il secondo vantaggio millantato, è innanzitutto opportuno notare come la fabbricazione di numerosi dispositivi con tecnologia TAG RFID e degli abbinati raccoglitori provochi conseguenze a livello ambientale certamente non insignificanti, che andrebbero a sommarsi a quelle causate dalla produzione delle buste usa e getta, il cui impiego all’interno dei secchielli, resterebbe comune inevitabile. La sola produzione di semplici sacchetti con il codice identificativo stampato permetterebbe dunque di evitare, oltre che la diffusione di pericolosi patogeni sui bidoncini e nelle case, anche la produzione di ulteriori quote di inquinamento ambientale. Il perseguimento del bene comune spesso non necessita di iniziative distanti dal vivere quotidiano dei cittadini, ma di interventi proporzionati alle esigenze concrete e locali.

È allora da chiedersi quali sono le priorità nel nostro capoluogo. Nella lunga lista dei problemi la cui risoluzione è avvertita ormai come improrogabile da tutti i latinensi, al grave deterioramento dell’asfalto stradale spetta sicuramente un posto d’onore. Le conseguenze del dissesto si ripercuotono infatti direttamente sulle auto dei cittadini: danni a sospensioni, gomme e cerchioni sono garantiti, e anche la carrozzeria rischia.

Come mai il rifacimento del manto stradale non cattura l’interesse dei finanziatori del progetto della raccolta porta a porta?

La tutela dell’ambiente è senz’altro un impegno importante, ma si percepisce sempre più che molte delle politiche “green” intraprese negli ultimi anni, spesso imposte da organismi sovranazionali, altro non sono che mere iniziative di greenwashing, talvolta coperte molto bene da una spessa coltre di ipocrisia. Il trucchetto è quello di toccare le coscienze dei più sensibili, facendo non solo ricadere sul popolo anche le colpe che non ha, ma facendolo persino sentire responsabile delle sorti del mondo in misura assai più grande di quanto verosimilmente non sia.

A tutto questo si aggiunge un’ulteriore criticità legata propriamente alla tecnologia TAG RFID. Vi sono infatti in commercio tipologie di dispositivi RFID che, se non provvisti di apposita protezione informatica del codice di identificazione dell’utenza, possono venir manipolati e clonati: il rischio è che a più di qualche utente venga attribuita una tariffazione puntuale falsata, in quanto basata non solamente sui suoi personali consumi, bensì anche su quelli di chi ha clonato il TAG.

Possiamo infine ribadire quanto sia paradossale che proprio nel momento in cui si sta domandando al cittadino di indossare la mascherina anche all’aperto e di utilizzare il gel disinfettante per entrare in un negozio, vengano poi totalmente trascurate criticità igieniche così importanti ed elementari.

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