di Lucio Fava del Piano – Il 2013 che sta per concludersi lascia all’Italia un’eredità importante, una svolta generazionale che ha finalmente portato i quarantenni al potere. Ne è convinto il Presidente del Consiglio Enrico Letta, che nella sua conferenza stampa di fine anno ha sottolineato come questo sia una ricambio “che non è un fatto individuale e di cui il Paese aveva bisogno”.
“La svolta – ha aggiunto il premier – l’abbiamo chiesta, ed è arrivata. Oggi questa generazione non può fallire, se fallisse vorrebbe dire che tutti gli auspìci di questi anni non sono andati nella giusta direzione. Come generazione non abbiamo possibilità di fallire e non abbiamo alibi. Io farò la mia parte perché questa svolta riesca. Coglieremo questa opportunità”, è stata la conclusione.
Letta si è soffermato anche sulle più scottanti tematiche di ordine politico, a cominciare dalla recessione. “E’ alle spalle la parte più complessa della crisi – ha detto – sono fermamente convinto che l’Italia ce la farà”, aggiungendo che “tra un anno” i dati macroeconomici saranno “molto migliori”.
Grande attenzione però ai conti pubblici, che il governo non ha intenzione di “sfasciare”, e alla stabilità che, assicura il premier, “ha i suoi dividendi. La stabilità di questi otto mesi – ha spiegato – ha portato un dividendo, con un minor peso in miliardi di euro degli interessi sul debito di circa 5,5 miliardi, con cui abbiamo potuto fare alcune cose, come l’abolizione dell’Imu sulla prima casa”.
Quanto ai provvedimenti qualificanti per il prossimo anno, Letta ha richiamato “l’attenzione a rompere il circolo vizioso della disoccupazione giovanile” e “l’impegno che avevamo preso e che riconfermo qui” a tagliare le tasse, a partire ad quelle sul lavoro, con i proventi che deriveranno dalla spending review e dal rientro dei capitali illegalmente esportati all’estero.





