E’ un vecchio adagio.
E’ un modus operandi che si trascina da anni, ormai decenni, e che vede i problemi di Roma scaricati sul resto del Lazio.
Ogni estate scatta l’emergenza rifiuti nella Capitale.
E l’unica soluzione che arriva sta nel distribuirli a destra e manca in giro per l’Italia e per le province laziali.
Anche il 2019 sembra non sfuggire a questa logica.
Gli impianti di trattamento rifiuti di Roma sono o chiusi, o a mezzo servizio, o in fase di tracollo.
Risultato il sindaco Raggi, complice anche la totale mancanza di programmazione della Regione Lazio guidata dal presidente Zingaretti, è già pronta ad impacchettarli e a spedirli oltre i confini del raccordo anulare.
“Prendo atto che nelle scorse settimane sono state inviate comunicazioni dagli uffici regionali verso diverse società che gestiscono impianti nel Lazio, chiedendo la loro disponibilità a trattare l’indifferenziata prodotta dalla città eterna. L’amministrazione Zingaretti dunque non obbliga Roma Capitale ad adempiere ai propri doveri e di fatto vorrebbe scaricare le responsabilità sulle province. Dal Campidoglio – interviene il consigliere regionale di Forza Italia, Giuseppe Simeone – si dice no ai termovalorizzatori e agli inceneritori e si preferisce portare i rifiuti oltre l’hinterland romano”.
La regione, insomma, deve farsi parte responsabile nella soluzione definitiva delle criticità in atto.
“Il principio dell’autosufficienza e l’esigenza di chiudere il ciclo dei rifiuti sul territorio che li produce è stato l’asse su cui è stata impostata ogni scelta, decisione o posizione che ho assunto. Definire gli ambiti territoriali di riferimento basandosi sul principio di prossimità è solo un primo passo. La Regione – continua Simeone – dovrebbe tenere in considerazione i territori, recepire le istanze delle Province che, come nel caso di Latina, hanno pianificato interventi basati sull’effettiva esigenza e sul reale volume di rifiuti prodotto. Che hanno individuato i siti idonei per gli impianti, preoccupandosi di collocarli sul territorio in modo da garantire a tutti i Comuni la medesima distanza, parità di accesso ed i medesimi costi per effettuare lo smaltimento”.
Simeone vuole avere risposte chiare.
E vuole far uscire una volta per tutte allo scoperto il presidente Zingaretti e l’assessore Valeriani chiedendogli se intendono trasformare la provincia di Latina nella pattumiera di Roma.
“Peraltro lo ribadisco un’altra volta, nelle linee guida presentate a febbraio mancava la chiarezza sul periodo ‘transitorio’. C’è il rischio concreto che la provincia pontina possa pagare dazio ed essere costretta a patire nuove servitù. Dalle linee guida della Regione emerge infatti l’esistenza di un doppio ‘regime’. Uno ordinario, che sulla carta va nella direzione da noi auspicata, contemplando il principio dell’autosufficienza dei territori, oltre alla suddivisione degli ambiti ottimali. Un altro che invece richiederebbe un passaggio temporale di ‘assestamento’, che terminerebbe nel 2025. Proprio questo secondo ‘regime’ non è per nulla rassicurante per la nostra provincia”.





