“Ma perché vuoi dare la colpa al caffè che in questa tazza non c’è mai stato?” Con questa frase Eduardo De Filippo, personificando il personaggio di Lucariello nel famoso sceneggiato “Natale in casa Cupiello” controbatteva con la moglie sulla qualità del caffè che questa gli aveva preparato per colazione.
Suona più o meno così la vera e propria “romanzina” che i vertici Sep (l’azienda produttrice di compost di Mazzocchio, Pontinia) ha fatto ai Comuni clienti invitandoli a un incontro pubblico per il prossimo 16 luglio. In un comunicato vertici aziendali chiedono ai Comuni di fare più attenzione e di controllare che tra l’umido finiscano solo gli scarti di cucina e non plastiche e vetro.
Perché sarebbe a causa di queste impurità che l’azienda non riesce a produrre compost di qualità e spesso produce miasmi. Secondo l’azienda in realtà le puzze “non generano alla Sep problematiche rilevanti mentre i parametri fisici e in particolare la frazione inerte costituita dalla percentuale di plastica e vetro, risultano, al termine del processo, eccedenti i limiti di legge costringendo pertanto la società ad attivare fasi di raffinazione sempre più complesse”.
Premettendo che un’azienda sequestrata per “getto pericoloso di cose” (intendendosi per cose le puzze) forse dei limiti organolettici dovrebbe preoccuparsi, appare interessante come, dopo tre tentativi di migliorare il processo di lavorazione (non andati a buon fine visto che l’impianto rimane sequestrato) la proprietà cerchi di dare la colpa ai Comuni e quindi ai cittadini.
In realtà è la stessa società che ammette, nel comunicato, di aver fatto un passo indietro negli ultimi mesi e di aver ridotto le tipologie di rifiuto in entrata. Prima in Sep entrava praticamente di tutto: come sottolineato dall’Arpa in più di un documento inviato alla Regione Lazio, si trattava di un “tutto” poco scindibile, processato in un ambiente troppo piccolo e che portava alla produzione di un materiale vistosamente non maturo.
Al di là di ciò che accerterà la magistratura resta sullo sfondo un dubbio, sollevato da diversi tecnici in tutta Italia: è mai possibile, fisicamente, produrre un compost di qualità, ossia concime da spandere sui campi che producono la verdura e la frutta che noi consumiamo, da impianti che incamerano anche fanghi di depurazione (che di per sé contengono agenti chimici, detersivi, saponi ecc) e che processano il tutto in maniera aerobica?
Per ora le puzze, i resti di plastica, legno e altro materiale fotografati sui campi dove il “compost” è stato espanso ma soprattutto il fatto che spesso le aziende non vendano il loro prodotto ma si accordino con proprietari terreni per spandere e appiattire sul terreno quantità ingenti di materiali sembrano dare a tale domanda una risposta negativa. Come spesso accade dalle istituzioni proviene solo l’eco del silenzio.
Che poi esista un problema sulla “purezza” della raccolta differenziata (e sul deficit di controllo alla base che ne deriva) anche questa è cosa risaputa. La prima a parlarne fu un’altra azienda trattante rifiuti sul territorio, la Rida Ambiente, che pure non produce compost ma utilizzava la frazione organica come propellente per l’impianto biologico trattante rifiuti indifferenziati. Per settimane l’azienda denunciò una raccolta differenziata non pulita ma venne zittita dalla Regione Lazio tramite diffide che si tradussero anche in un contenzioso che portò all’impossibilità per l’azienda apriliana di accettare frazione organica.
Atti che all’epoca portavano la firma dell’attuale dirigente della direzione Ciclo dei Rifiuti Flaminia Tosini, lo stesso ingegnere che, alcune settimane dopo, avrebbe approvato l’aumento dei conferimenti in Sep con l’impianto che di lì a poco sarebbe stato sequestrato per la mole dei miasmi prodotti. “Due pesi e due misure” li definì all’epoca il patron di Rida Ambiente Fabio Altissimi; di certo atti che economicamente spostarono decine di migliaia di euro ma che tecnicamente hanno sollevato problematiche ancor oggi di difficile soluzione in un territorio che, se lo stallo dovesse continuare, potrebbe presto ritrovarsi in una situazione di criticità molto simile a quella romana.





