L’emergenza sanitaria, economica e sociale potrebbe ampliarsi andando a ricomprendere anche quella demografica.
I dati presentati dall’Istat, in un dossier presentato alla commissione bilancio della Camera dei deputati e del Senato, ha dimostrato come le previsioni per il 2021 potrebbero essere tutt’altro che rosee.
La ricerca è stata illustrata dal direttore del dipartimento per la produzione statistica dell’Istat Roberto Monducci.
Le ragioni? Sono molteplici, si va da quelle di natura psicologica a quelle di natura strettamente legate all’incertezza per il futuro che questa pandemia ha diffuso rapidamente sia sotto il profilo economico ed occupazionale che di stabilità.
Da non sottovalutare un altro elemento di criticità rappresentato dalle difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia in assenza di reti formali preposte all’accudimento, alla cura e all’educazione dei figli, ,acuite a causa della chiusura delle scuole, ma che si ripercuotono sulle donne con funzione di deterrente rispetto all’idea di una maternità.
E su tutto, ovviamente, peserà, la durata dell’allerta sanitaria e sociale nonchè dalla capacità di tornare alla normalità di investire, di nuovo, sul futuro di cui le nuove generazioni sono il perno.
Si tratta di simulazioni che evidenziano come “I 435 mila nati in Italia nel 2019 e i 428 mila che si erano ipotizzati per il 2020 in condizioni pre-Covid-19, dovrebbero scendere a circa 426 mila nel bilancio finale di quest’anno, per poi però ridursi a 396 mila, nel caso più sfavorevole, in quello del 2021”.
Insomma si finirebbe sotto quota 400mila nati andando ad aggravare una situazione non proprio rosea già prima della diffusione della pandemia e andando ad anticipare uno scenario che, nella peggiore delle ipotesi, si sarebbe dovuta verificare, stando il dossier dell’Istat, solo nel 2032.
Quella che emerge dalle simulazioni è un’accelerazione del processo di svuotamento delle culle. Dati rilevanti che non possono e non devono essere ignorati.
“Una eventuale accelerazione post Covid-19 del declino strutturale della natalità, infatti, rappresenterebbe – come spiegato nel corso dell’audizione – un’aggravante della cui entità è certamente utile avere un ordine di grandezza, quanto meno per poterle assegnare un adeguato grado di priorità, nelle azioni che dovranno portare, una volta fuori dall’emergenza, a un ritorno alla normalità”.
Questo significa che già oggi è necessario inserire tra le priorità delle agende politiche ed istituzionali il tema del sostegno alle famiglie e alla natalità.
Quello che servono sono strumenti che possano, nella quotidianità, e non solo sotto il profilo economico e gestionale, rappresentare una concreta iniezione di fiducia rispetta il futuro alzando il velo di paura che la pandemia ha fatto calare in ogni settore della nostra vita.
Una sfida non semplice ma che è indispensabile affrontare per evitare che all’invecchiamento costante e crescente della popolazione italiana corrisponda una desertificazione delle nascite.





