venerdì 27 Maggio 2022

Foto di Capodanno e Latina ha i suoi colori

E va bene lo dico, la piazza del Capodanno a Latina era… minima, ma era non banale. Ma non per l’amministrazione o i suoni, ma per la gente, per la gente che non ti aspetti. C’erano ragazzi di colore che ballavano, occhi sgranati a questo occidente che è così diverso dalla loro fame, e questa libertà che vista da qui pare niente, ma trovata da chi viene ha luce, poi gli indiani nel loro rigore, gente che non vedi ma che fa forte quell’agricoltura di cui ci vantiamo ma che il collaterale umano non vogliamo, spuntano dei ragazzi cinesi, che ridono, figli di una civiltà di mille e mille anni e… la gente dell’est che dispiace se balla ma che piace tanto se “tiene” i nostri vecchi, quelli che fummo e che ora sono “fastidio” e tante, ma tante famiglie italiane che non hanno né paura, né prepotenza, che sanno che la libertà contagia, che non è gratis, ma che è così bella.

Canta un coro, canti da neri americani, canti nati come i nostri per cantare gli inni a Dio ed hanno la bellezza che trovano gli uomini quando dio lo cantano e non “se lo riservano”. L’albero di Natale del Comune è come se non ci fosse, ma il sindaco a mezzanotte arriva e fa il suo, sbaglia i tempi, ma c’è e questo conta. I fuochi pirotecnici sono privati, ma servono anche loro, le lanterne colorate, sono ingenuo, ma ci stanno tutte.

La piazza di Capodanno a Latina era minima, ma era viva, era piazza, incrocio dove le persone si incontrano. Una famiglia mi offre lo spumante, li ringrazio e bevo, un ragazzo slavo vince l’imbarazzo e balla con i ragazzi africani che hanno nel sangue il ballo. Sono ragazzi, giovani e spavaldi come i ragazzi di sempre, mi ricordo la foto di mio padre sulla vespa sigaretta da gagà in bocca e aria da antipatico, poi la mia che non era differente a quella età. Una ragazza italiana accompagna la figlia con il suo compagno, la bimba in culla lei in tuta rosa di spugna da coniglio e la bimba ha le orecchie. Il coro canta le canzoni che fanno orecchio in inglese e forse per un poco è capo dell’anno, è speranza che l’umano ha solo bisogno di umanità. Il resto conta poco, conta che questa piazza è stata della gente e non mi par poco, c’era pure il sindaco e non è poco. Il resto? Ci saranno 364 giorni per cercarlo, oggi è saluto, è salute. Prosit

Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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