Coletta Latina Bene Comune

Il voto di domenica è epocale, tanto quanto quello di Finestra nel ’93, allora mandarono a casa una storia lunga… lunga come la storia stessa della città. Infatti da quel giorno si parlerà di “fondazione” e mai più di città vissuta, vera, si parlerà delle case per la negazione della storia delle persone. Un cambio epocale appunto.

Domenica 5 giugno gli elettori pontini sono usciti, definitivamente, dalla logica bipolare entrano nella politica autorganizzata. I partiti tradizionali, Pd, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con Salvini “interesano” poco più di un elettore su quattro. Latina, come Aprilia, Cisterna, Pomezia sta cercando nuove dimensioni, sta dandosi risposte che i partiti non hanno neanche compreso chiusi in logiche lontane mentre i cittadini chiedono risposte vicine. Tutto ciò che è lontano non va, tutto ciò che “scende” non piace, c’è una nuova domanda di “salita” politica. Ma i partiti ancora non lo comprendono, non lo sentono, non cercano il profondo del voto.

Vengo da una cultura dei partiti, credo che siano indispensabili per leggere i processi, credo anche che ci sia bisogno di “ideali”, di “passioni”, di orgoglio di parte e non di esclusiva “prassi quotidiana”, ma è un mondo che se non si rigenera non ha senso. A Latina paradossalmente i competitori rimasti in campo hanno più similitudini di quanto appaia, sono figli di qualcosa che, politicamente, non c’era: l’autorganizzazione politica, la ricerca di una alternativa. I moderati con Calandrini lo fanno con le sicurezze del moderati, la società nuova e mobile di Coletta con modalità più estreme, più audaci. Ma entrambi giocano nel terreno vergine di una società magmatica, indifferente ai riti, alle carriere definite per cooptazione, al ripetere quello che è stato.

I partiti oggi hanno davanti due alternative: restare nell’immobilismo della idea che siano il tutto della politica, o nella acquisizione della certezza che debbono dialogare con la città, ma senza la pretesa di insegnare ma con l’umiltà di imparare. Difficile? Molto. I due carri in corsa non hanno bisogno di pesi che li frenano ma di energie che li lancino, ne aumentino la velocità. La città si autorganizza e gli spettatori se vogliono tornare a recitare non debbono arruolarsi alle parti, ma capire le domande prossime, la fretta li condanna, la ragione potrebbe salvarli. I partiti debbono pensarsi a domani, come sta avvenendo a Milano dove la ripresa, la ragione della politica, ha ripreso il centro dell’attenzione, ma prima è stato necessario il passaggio “borghese-rivoluzionario” di Pisapia, la prassi della “berghesia-azienda” della Moratti. In una comunità strutturata era più facile, a Latina, forse, è solo possibile se si torna a pensare per parti non per persone.