di Katiuscia Laneri – Il tema all’ordine del giorno del consiglio comunale, di ieri in videoconferenza, a Latina ha riscosso notevole interesse e coinvolgimento: la discarica “bocciata” dai tecnici a Borgo San Michele e, più in generale sul tema dei rifiuti e della pubblicizzazione del ciclo.
Tanti gli interventi a partire dalla maggioranza che ha tenuto a sottolineare “il metodo che è stato utilizzato da questa amministrazione è il segno della discontinuità rispetto alla modalità del passato: è stato un metodo rigoroso, scientifico, che si è basato su un parere tecnico che ha fornito elementi oggettivi che consentono al Comune di non rimanere nel campo delle ipotesi”.
Per LBC il percorso seguito è stato quindi lineare: “Quando lo strumento tecnico viene utilizzato, è poi la politica che deve saper gestire i risultati e fare sintesi, tenendo presente tutte le variabili e gli interessi che inevitabilmente una valutazione tecnica non può considerare”.
Il compito della politica è fare scelte consapevoli, basate anche sulla conoscenza dettagliata dei processi che si devono gestire, come in questo caso, “le nostre scelte politiche – continuano i consiglieri LBC – sono sempre tese al bene comune, all’interesse pubblico e finalizzate al miglioramento della qualità della vita dei cittadini; sentiamo la responsabilità di tutelarne i diritti e ricordarne i doveri. Cerchiamo di fare scelte giuste e condivise”.
Che in questo caso specifico significa innanzitutto decidere la gestione del ciclo dei rifiuti, che sale a livello provinciale attraverso la collaborazione di tutti i comuni e la pubblicizzazione degli impianti.
Nella città di Latina si è optato per il servizio pubblico: “ABC è stata una scelta coraggiosa perché è stata una scelta di campo, in cui il pubblico è una risorsa e non un peso; con l’aggiunta di un valore simbolico importante che è quello dell’impegno per la comunità” spiega in consiglio la maggioranza puntando poi il dito contro il centrodestra che ha deciso di non accettare l’emendamento alla propria mozione.
“Questo comportamento per noi ha significato strumentalizzare un tema su cui tutti siamo d’accordo e avremmo dovuto essere uniti. Un peccato che anche stavolta non abbia voluto cogliere questa opportunità. La nostra proposta era, infatti, quella di respingere l’ipotesi di un impianto di stoccaggio da ubicare in quel sito, trasmettendo alla Provincia di Latina, alla Regione Lazio e al Commissario ad acta indicato dal Ministero della Transizione ecologica, la relazione tecnica con le problematiche e le incompatibilità evidenziate. Avremmo voluto proseguire il percorso di programmazione e chiusura del ciclo dei rifiuti secondo quanto già concordato in sede provinciale e nella conferenza dei sindaci, richiamando tutti i territori coinvolti ad un comportamento efficace e responsabile”, continua la maggioranza che conclude “lo faremo ugualmente, con un’altra mozione nel prossimo consiglio, per ribadire il nostro No al sito di stoccaggio sulla Migliara 45: crediamo infatti nella necessità di affiancare e rafforzare il parere tecnico con un pronunciamento politico”.
Per Nicoletta Zuliani sembra che la questione dei rifiuti che riguarda il Comune di Latina abbia solamente a che fare con l’individuazione del sito di stoccaggio per inerti e la raccolta differenziata.
“La raccolta differenziata – ha spiegato la capogruppo PD, intervenendo in Consiglio Comuale – è soltanto il primo passo, un passo certo fondamentale che deve garantire la qualità dei rifiuti che vanno conferiti ai diversi impianti: se i rifiuti sono differenziati male, se nell’indifferenziato c’è troppa presenza di organico, il prodotto diventa pericoloso per l’ambiente. Lo stesso vale per la carta, il vetro, l’alluminio, l’organico ecc…” e continua “Lo ripeto da tanto tempo: in 10 anni sono andati in fiamme 500 siti di stoccaggio di multi materiale e altro nella nostra provincia, questo significa 50 incendi all’anno, 4/5 incendi al mese per 10 anni. A cosa serve differenziare se poi dobbiamo respirare diossina? Se il ciclo va chiuso all’interno della nostra provincia, abbiamo l’impiantistica che occorre per completare il ciclo?”
Zuliani ha fatto anche notare che si sta parlando in questi giorni solo del sito di stoccaggio degli inerti derivanti dalla lavorazione del TMB, “ma quando questo materiale verrà portato alla sua destinazione finale, le polveri che rimangono dall’incenerimento (un 5% in totale) vanno depositate per sempre in una discarica vera e propria”.
L’invito è, dunque, a guardare al complesso problema della gestione dei rifiuti e della chiusura del ciclo all’interno della stessa provincia con una consapevolezza che comprenda che l’individuazione di questo sito di stoccaggio per inerti e l’avvio della raccolta differenziata spinta non risolvono il grande problema della gestione dell’intero ciclo.
“Moltissime risorse saranno destinate con il Recovery Fund proprio a questo: la politica deve avere idee chiare, lungimiranza, e deve dimostrare di saper gestire questa complessa materia con responsabilità: vedo ancora troppa strumentalità” ha continuato la capogruppo PD in consiglio comunale.
“In più, e direi fondamentale, è la questione del consenso dei cittadini, (non quello elettorale!) e del controllo. Non si fanno queste scelte senza avere una cittadinanza opportunamente informata, consapevole e che condivide le scelte insieme alla politica”.
E a proposito di coinvolgimento della cittadinanza, ha fatto sentire la sua voce anche il WWF Litorale Laziale: “Se ancora discutiamo di TMB e discariche vuol dire che, in provincia di Latina, il dato incontrovertibile è ancora uno: la cultura della corretta e sostenibile gestione dei rifiuti è all’anno zero. Riteniamo miope e pericoloso continuare a dire che servono discariche perché Borgo Montello ormai è out, o che occorrerà sicuramente costruire un nuovo impianto TMB, come il medico che continua a cambiare antibiotici quando la febbre non passa senza indagare sulle cause della febbre”.
Nulla è indolore e soprattutto gratis, ma a fronte di territori devastati dal tanfo o peggio ancora dall’inquinamento causato da grandi impianti, il rischio di ripercussioni gravi sulla salute umana come dimostrato da decine di studi, la possibilità di sanzioni europee e le proteste legittime dei cittadini. “Iniziate a pensare come ATO, iniziate a pensare come un’unica comunità, una comunità di questa provincia, di questi territori così ricchi di natura, storia e tradizioni” è il monito dell’associazione.





