Ci sono anche altri indagati nell’inchiesta sui concorsi della Asl di Latina che vedono nella graduatoria finale figli di politici e di dirigenti dell’Azienda sanitaria locale. Il cerchio non è chiuso e gli investigatori della Guardia di Finanza e della squadra Mobile stanno lavorando per ricostruire quanto avvenuto. Le misure cautelari sono state eseguite, su ordinanza del giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario, nei confronti di Claudio Rainone, direttore dell’Uoc Reclutamento ed ex dirigente amministrativo facente funzioni della Asl Latina, e di Mario Graziano Esposito, funzionario della predetta Unità organizzativa, che sono ora ai domiciliari.
Tutto è partito dalla denuncia di alcuni candidati esclusi e anche di un politico, il capogruppo della Lega in Consiglio regionale del Lazio, Angelo Tripodi, che ha spiegato: “Nel gennaio scorso ho denunciato la concorsopoli all’Asl di Latina con un esposto molto dettagliato alla Guardia di Finanza di Latina, nel quale spuntano non solo le parentele ma sono emerse successivamente diverse persone legate ad una determinata area politica. L’ho fatto per tutelare tutti i partecipanti, in particolare chi ha studiato giorno e notte sognando un posto di lavoro. Purtroppo la revoca in autotutela del concorso è stata la pietra tombale sulla meritocrazia e comprendo la rabbia dei partecipanti, molti dei quali mi hanno scritto sia sui social sia privatamente. Però ritengo di aver rispettato pienamente le prerogative di un uomo delle istituzioni per garantire la legalità e l’uguaglianza”.
Nell’ultima parte del comunicato stampa si riferisce a chi era in graduatoria per meriti, ma ha visto annullare il concorso dopo le prime indagini.
Intanto l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato ha annunciato la costituzione dell’Ente come parte civile in un eventuale processo: “Desidero ringraziare la polizia di Stato, la Guardia di finanza di Latina e la magistratura per le importanti operazioni che stanno svolgendo sulle ipotesi di procedure concorsuali inquinate. Bene ha fatto il direttore generale della Asl di Latina, Silvia Cavalli, ben prima degli arresti odierni, a revocare in accordo con la Direzione regionale Salute il bando concorsuale e allontanare il dirigente dalla Direzione amministrativa che ha gestito il concorso.
Su queste questioni non guardiamo in faccia a nessuno e la trasparenza e le legittimità devono essere elementi essenziali. Annuncio sin da ora che si dovranno adottare tutti gli atti consequenziali nei confronti dei dipendenti della Asl e che, se le contestazioni verranno confermate, ci costituiremo parte civile per risarcire un danno di immagine subito dal Servizio sanitario regionale”.
“Ci dispiace constatare – hanno aggiunto il senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini e il consigliere regionale Giancarlo Righini – che sia dovuta intervenire la magistratura e che gli organi di indirizzo e controllo che avrebbero dovuto vigilare non abbiano saputo evitare che un’opportunità di lavoro sognata dalle migliaia di persone che hanno aderito ai concorsi, si trasformasse in una farsa. Auspichiamo che magistratura e forze dell’ordine facciano piena chiarezza e soprattutto che accertino gli eventuali mandanti dei favoritismi, per rispetto di quei candidati onesti ma penalizzati per non essere amici o parenti di qualcuno”.





