mercoledì 17 Aprile 2024
spot_img

Coletta gioca in difesa. Nella retorica del vittimismo Latina affonda

Niente di nuovo sotto il sole.

Chi si aspettava riposte sull’immobilismo in cui versa il Comune di Latina è rimasto deluso.

L’incontro con i cittadini, organizzato dal sindaco Damiano Coletta, è stato un monologo.

Lungo sì, appassionante forse un pò meno.

Il sindaco, come accaduto in altri contesti, si dice stufo.

Degli attacchi e delle falsità in primis.

“Chi te lo ha fatto fare. Lo rifaresti? Mi chiedono di continuo. Farti carico del cumulo di macerie. A prendere insulti gratuiti da chi usa violenza verbale. Un leader non deve mai mostrare fragilità, però forse un pochino sì. Chi mostra solo muscoli e semina insulti nasconde qualcosa. Allora la risposta è: sì lo rifarei. Me lo ha fatto fare il senso del bene comune”.

Parla degli alpini e gioca in difesa attaccando gli organizzatori e sottolineando: “La manifestazione degli Alpini è stata rinviata a settembre per problemi loro”.

Affronta la questione dello sportello unico delle attività produttive e sottolinea: “Bersaglio è stato anche il Suap perché per eventi estivi c’è stata difficoltà a dare documentazione. Difendo gli uffici e li ringrazio tutti perché le regole vanno rispettate da tutti”.

Dalle sue parole si evince che il sindaco si sente sotto scacco.

Da chi? Dai suoi cittadini, dalla stampa, da una violenza verbale e da accuse che rigetta.

Ma senza argomentare.

La distanza tra quel predellino da cui Coletta parla e la sua città sono palpabili.

“Dovrei fare un comunicato di smentita ogni giorno. Il silenzio è dovuto al fatto che voglio fare altro. Dicono che sono soggiogato da due donne. Ho dato loro disponibilità e fiducia e mi rapporto con loro. Ritengo che l’accusa sia un modo violento e offensivo di parlare. Questo è il clima che si respira in città”.

Il nodo è che non si comprende cosa sia questo “fare altro”.

Come una litania Coletta torna a parlare di legalità, di un prezzo duro da pagare

“Non mi dite ora basta taglia l’erba e ripara le buche.  Abbiamo fatto delle scelte. Ho scelto una cosa non conveniente far ripartire il motore invece di lavare una macchina rotta”.

Non si accorge il sindaco che tagliare l’erba e riparare le strade sono ordinaria amministrazione.

Che farlo dovrebbe essere la normalità.

Cosa ha fatto il sindaco e la sua amministrazione in tre anni?

La città ci giudichi per la capacità di mettere i cittadini in relazione tra loro. Per il decoro, per la sicurezza. Anche per la capacità di pagare debiti. Abbiamo accantonato per eventuali contenziosi. Nel 2015 era stato accantonato un milione 250 mila euro; nel 2016 3 milioni. Nel 2018 15 milioni, che purtroppo sono stati tolti alle strade, allo sfalcio del verde. La Tari che non è aumentata”.

Insomma, se non si fa nulla è ancora colpa di quelli che c’erano prima.

Dopo il lungo cahiers de doleances arriva la parte dedicata alle cose fatte.

Mobilità sostenibile, trasporto pubblico locale. Poi il Car sharing elettrico. Da ottobre ci sarà un servizio navetta per Latina Scalo. Contro un progetto metro irrealizzabile. Nell’urbanistica abbiamo nominato un nuovo dirigente. Finalmente qualcuno dirà, forse lì siamo stati un po’ lenti. Ma le inchieste ha spiegato il primo cittadino hanno fatto paura”.

A chi lo definisce incapace risponde: “Non credo proprio, e i risultati si vedranno”.

Arriva a citare Kennedy il sindaco:”Pensa a cosa puoi fare tu per il tuo paese”.

Non si accorge della differenza.

Kennedy era uno statista, lungimirante, a volte visionario.

Tre elementi che a Latina non trovano casa.

Alessia Tomasini
Alessia Tomasini
Nata a Latina è laureata in Scienze politiche e marketing internazionale. Ha collaborato con Il Tempo e L'Opinione ed è stata caporedattore de Il territorio e tele Etere per la politica e l'economia. L'esperienza nell'ambito politico l'ha vista collaborare con pubbliche amministrazioni, non ultima quella con la regione Lazio, come portavoce e ufficio stampa.

CORRELATI

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img