di Redazione – Chiude il Palazzo della Cultura a Latina. La decisione riguarda il Teatro D’Annunzio e il Teatro Cafaro ed è arrivata dopo un incontro tra il subcommissario Luigi Scipioni, i tecnici e i vigili del fuoco. La struttura sconta una mancanza di condizioni di sicurezza necessarie per renderla agibile al pubblico. Mancherebbero i certificati di collaudo e adeguate misure antiincendio ad esempio e poi sono necessari interventi di ristrutturazione. Da tempo infatti era noto che nella struttura c’erano infiltrazioni di acqua durante la pioggia.
I primi a commentare la notizia sono stati gli esponenti del PD Giorgio De Marchis e Clemente Pernarella. Sul suo blog De Marchis ha tuonato contro la città che non si è indignata per la chiusura del teatro allo stesso modo in cui ha reagito al rischio di chiusura dello stadio. “Un colpo mortale alla già malandata scena culturale della città – scrive De Marchis – Ma nessuno s’indigna, nessuno che urli e organizzi cortei per chiedere conto agli ex amministratori, per denunciare il fatto che 800 mila euro potevano essere spesi per regolarizzare le certificazioni necessarie alla messa a norma del Teatro, invece che per realizzare una tribuna ‘inutile’”. Il riferimento dell’ex consigliere è alla realizzazione dell’ampliamento della gradinata est.
Ancora più duro il commento del responsabile della cultura Clemente Pernarella che parla di una “realtà disastrosa”. Ne segue un attacco alle precedenti amministrazioni per una situazione che, dice Pernarella, è degenerata negli ultimi 4 anni: “L’inefficacia si è declinata in totale assenza, l’ultimo Consiglio Comunale si è dimostrato, oltre che miope, scellerato”. Pernarella da parte sua da tempo si era impegnato nel chiedere che il Palazzo della Cultura fosse rilanciato, nel segnalare la mancanza di manutenzione, e nel tentare di organizzare eventi pagati di tasca propria. Ma è mancata la voglia di aprire un serio confronto sul tema, preferendo invece dirottare il dibattito sulla cultura su altro, la Ztl ad esempio. “Fiumi d’inchiostro e centinaia di interventi sui social network per dibattere dell’importanza di una ZTL in termini di rilancio culturale del centro storico – accusa – e non una parola sul più grosso investimento che Latina abbia mai affrontato nel settore culturale lasciato, nel frattempo, cadere a pezzi”. La chiusura del teatro sarà pagata da chi di quella struttura ne usufruiva, imprese, cittadini, famiglie, scuole e soprattutto da: “La nostra città ancora una volta umiliata e offesa da quelli che domani continueranno a fare campagna elettorale sciacquandosi la bocca con le parole cultura, turismo, rilancio e compagnia bella, quelli che diranno che non sapevano e che comunque la responsabilità è di qualcun altro”. Inevitabilmente, ragiona Pernarella, il teatro sarà un tema ripreso dagli ex amministratori. “Del resto – conclude – abbiamo già assistito anni fa al triste giro di danza che seguì la chiusura della Fondazione Teatro. “Danza Macabra” è il titolo di un testo di August Strindberg scritto nel 1900 dopo la vicenda della fondazione, la danza allora muoveva al ritmo delle famiglie dei dipendenti che vennero lasciati a casa, oggi si ballerà alla faccia della verità. Latina merita davvero di più.”





