Caro Giorgio, il referendum non era tra fighi e sfigati e a chi perde spetta l’onere di capire l’errore

Caro Giorgio, ho letto il tuo intervento sulla analisi del voto dopo il referendum. Hai sostenuto la tesi del cambiamento negato, di una Italia retriva che non vuol cambiare e di una nuova e bella che è tutta un fremito, ma convince sono il 40% che non basta. Per te i carini sono meno dei brutti, ma restano carini.

Ma sai che lo scontro non è mai tra buoni e cattivi, moderni e antichi. E la proposta referendaria forse, se non l’hanno votata i giovani, non era così moderna, nuova. Normava un sistema che si pensava bipolare, anzi bipartito, e dentro un sistema ampiamente condiviso (laburisti-conservatori, Cdu-Spd, Gollisti-Partito socialista…) mentre questo scompariva li dove esisteva. La governabilità è problema in un sistema accettato dai giocatori, ma se ci sono giocatori antisistema in gioco c’è il rischio, e il modello sarà pure veloce ma non va. Io non mi interrogo mai su quanto sono figo anche se ho perso, ma cerco di capire le ragioni della sconfitta, è piccolo borghese dire agli altri che sono in “disvalore” ed io sono faro.

Mi spiace leggere, da te che sei non cattolico, non comunista, questa idea che gli “elettori” vanno educati, convinti alla retta via. Noi, noi riformisti, cambiamo il mondo che c’è, non imponiamo i paradisi impossibili, e cerchiamo la bellezza non la presumiamo.

I sistemi politici europei avevano negli anni ‘90/2011 il nodo della governabilità (ricorderai la democrazia governante di Bettino Craxi), poi con la crisi economica, le modificazioni delle politiche internazionali, il nodo della difesa della democrazia dai populismi e il nodo della partecipazione. Le società occidentali hanno il nodo della inclusione, non degli immigrati, ma delle fasce marginalizzate dalla crisi e dalla globalizzazione, chiudersi in sistemi elettorali che prescindono dal consenso e cercano governabilità produce rafforzamento delle forze antisistema che non si sentono incluse e calo vertiginoso della partecipazione.

Di questi temi il confronto costituzionale italiano ha tenuto in scarsissima considerazione la portata. In Italia votava oltre l’80% dei cittadini, ciascuno sentiva di dare contributo al gioco, quella idea di democrazia inclusiva ha prodotto una camera di compensazione delle tensioni sociali: guarda come ha risolto il modello italiano il nodo degli indipendentismi, Sardegna, Alto Adige, Sicilia e come lo ha fatto la Francia con la Corsica, o la Spagna con i paesi baschi. Guarda come abbiamo affrontato il nodo del terrorismo noi, ma anche del secessionismo leghista e come sta dilaniando la Spagna la questione catalana. Il modello di democrazia inclusiva è paradossalmente più coevo di quello della democrazia dirigista. Ma qui entro nel merito delle questioni per segnalarti che il dibattito non ne ha tenuto conto.

Ma credo che chi perde, come il caso del sì al referendum, non deve cercare la fighezza di se stesso ma le ragioni della sua manchevolezza rispetto agli altri. Chi ha votato no non è figo e moderno, chi ha votato sì non è figo e moderno perché non correvamo ad un concorso di bellezza, ma chi prende meno voti deve cercare di capire le ragioni della sconfitta e non le cattiverie dei vincitori, così si candida a perdere di nuovo e anche sonoramente.

Lidano Grassucci
Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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