L’arte sublime della politica è tornata a mostrare i muscoli cambiando idea nell’arco di una notte.

Sono già un ricordo le parole del leader del Pd e presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, che qualche settimana fa tuonava: “Mai con il Movimento 5 Stelle”.

Tanto tuonò che piovve.

Ed oggi a margine della direzione nazionale del Pd è passata la decisione con cui si dà mandato a Zingaretti di trattare con i  Stelle per verificare se ci siano i presupposti per quello che viene definito un governo di legislatura.

La parola discontinuità è il mantra.

Cinque punti, in realtà molto blandi, il percorso su cui trovare la sintesi di un novo governo.

Obiettivo mettere, definitivamente, all’angolo la Lega di Salvini.

Zingaretti punta, come sottolineato dopo le dimissioni del premier Giuseppe Conte a “un governo forte, chiarezza e nessuna confusa ammucchiata. L’eventuale nuovo governo deve essere di svolta, di legislatura altrimenti è meglio andare alle urne”.

I pilastri su cui basare l’intesa sono uno sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale, l’appartenenza leale all’Unione europea, il pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del Parlamento, un netto cambio di passo nella gestione di flussi migratori, con pieno protagonismo dell’Europa e l’apertura di una nuova fase economica e sociale all’insegna degli investimenti”.

Un punto di partenza, certo, che ora dovrà passare per il colloquio, fissato per domani, con il presidente Mattarella.

Se ci sarà un’apertura sul progetto Pd si dovrà iniziare a lavorare davvero per arrivare a creare una nuova maggioranza.

Qualora il governo giallo rosso dovesse andare in porto anche nel Lazio il governatore Zingaretti potrebbe avere vita facile archiviando l’anatra zoppa e trovando nuovi alleati a tenuta stagna sino al 2023 con i grillini.