mercoledì 22 Maggio 2024
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Zingaretti alla fine sfiducia tutti

Doveva finire sotto il fuoco incrociato del centrodestra la seconda era Zingaretti.

L’unico presidente che, nella storia della Regione Lazio, è riuscito ad accaparrarsi il record assoluto del secondo mandato consecutivo, doveva essere schiacciato dall’incalzare di una mozione di sfiducia che, stando anche i numeri risicati della maggioranza, doveva segnare il suo epilogo.

Ma alla fine Nicola Zingaretti esce da questa vicenda più forte di prima.

Trionfante come un novello Nerone sulle macerie in fiamme delle sue opposizioni.

In un colpo solo, complice probabilmente l’arte sopraffina delle trattazioni nelle stanze segrete della politica, ha fatto implodere i suoi avversari e lasciato a bocca asciutta i cospiratori renziani che di fronte alla possibilità di perdere la poltrona si sono ben guardati dall’uscire alla scoperto.

In quella che ha assunto il sapore e il clamore di una tragicommedia shakespeariana Zingaretti ha realizzato un capolavoro.

E’ riuscito, senza rilasciare alcuna dichiarazione, a far implodere il centrodestra.

Ha fatto circolare le voci di possibili dimissioni, si è mostrato pensieroso e debole.

Ma in realtà stava solo lasciando cuocere nel loro brodo tutti quei partiti, dal Movimento Cinque Stelle a Forza Italia, passando per Fratelli d’Italia e gli altri che non hanno perso occasione per mostrare il fianco a divisioni interne tanto endemiche quanto, forse, irrisolvibili.

Nell’arco di meno di 72 ore i partiti sono implosi.

I consiglieri regionali, tutti, non hanno perso occasione per lanciarsi accuse, interne, che hanno fatto crollare l’ago della bilancia a favore del presidente della Regione Lazio.

Un tutto contro tutti che ha messo in evidenza da una parte il timore che la sfiducia passasse davvero, a differenza di quanto accaduto negli anni passati e nella scorsa legislatura, e dall’altra le insofferenze personali che contraddistinguono i rapporti nei singoli partiti.

I primi a perdere il senno politico sono stati quelli di Forza Italia con Aurigemma che sosteneva Parisi e la Cartaginese, che alla fine non ha votato la mozione, che ha sfiduciato il capogruppo in consiglio regionale.

Seguono a stretto giro quelli della Lega che non sono riusciti a liberarsi della spina nel fianco rappresentata da Cavallari che, deluso nelle aspettative di poter rientrare a pieno titolo nel partito, si è ben guardato dal mettere in discussione la sua poltrona.

Mantengono il passo i Cinque Stelle che, nonostante la presa di posizione della Lombardi, hanno mantenuto un profilo basso per non precludersi possibili vie di fuga.

Ed oggi, di quel grande circo in cui si era trasformato il consiglio regionale, tra fughe studiate e malumori crescenti, non resterà che il volto soddisfatto di un Nicola Zingaretti certo come mai della sua poltrona da governatore del Lazio e sempre più in pole position per accaparrarsi la segreteria nazionale del Pd con buona pace di un centrodestra e dei suoi partiti che nei prossimi mesi dovranno impegnarsi a rimettere insieme i cocci, soprattutto mediatici, che hanno creato.

Questa sfiducia un punto di forza ce l’ha comunque, ha messo in evidenza che oggi se un’anatra zoppa esiste in consiglio regionale è quella del centrodestra.

Rimettersi in piedi non sarà semplice.

Francesco Miscioscia
Francesco Miscioscia
Francesco Miscioscia consulente di Marketing strategico nell’ambito della comunicazione politica ed istituzionale da oltre 35 anni. Master in Marketing internazionale – Politiche di Marketing, ricerche di mercato, modalità di penetrazione sui mercati esteri ed internazionalizzazione delle imprese.

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