Abbiamo passato un lungo periodo di esclusione, di uniformità. Il mondo sarebbe stato uno, la vita una ed eguale, le idee sarebbero diventate una idea. Come se i colori non fossero necessari all’occhio per un mondo nel bianco e nero dell’iperliberismo, e ciascuno se la dovesse cavare da solo. L’idea che soli saremmo stati felici e che gli altri, ogni altro, era fastidio e non “diversità meravigliose” ci ha portato ad un mondo “senza”. Senza zucchero, senza sale, senza passione, senza amore, senza gli altri. Guardate il successo della parola “senza”, e sviluppatela fino a “senza figli”, senza prole, senza proletari (coloro che hanno per ricchezza solo la prole, i figli).

Il pensiero debole di Gianni Vattimo, che diventava partito liquido, o piattaforma digitale… tutto asetticamente senza l’altro. Tutto in sicurezza, così sicuri che non avevamo bisogno dei vaccini che per essere compresi hanno bisogno di gruppi umani, da solo non ti contamini di nulla. Le religioni? Residuali, e poi ti trovi l’Isis, i fratelli musulmani o gli integralisti cristiani, con predicatori che parlano di Dio nei loro egoismi e non  per Dio nella sua misericordia. Anche la lingua doveva essere unica, un inglese sgraziato che divergeva per accento non per ricerca di parole.

Escludere, perché includere è complesso, faticoso, ha bisogno di pensieri così forti da contaminarsi e non suicidarsi. Ecco il tema del confronto sociale una proposta includente, riscoprente le storie, per diventare “proposte”, per diventare un mondo con, un mondo che scopre la diversità e non la nega. Se l’interprete del senza è l’efficace Matteo Salvini che vuole un mondo senza “altro”, ma a suo modo paladino dell’altro che è lui e il suo mondo chiuso con le porte della paura, una altra visione potrebbe essere quella di Nicola Zingaretti che fa di “una sinistra” una ipotesi di “sinistre”. E guardate che è una forzatura rispetto all’idea egemonica togliattiana, ad una sinistra che aveva il concetto di “socialfascista”, di “socialtraditore”. Ed anche dell’idea che sta dentro il cattolicesimo politico, nel profondo, di “tutti cattolici in un solo partito” che spiega la mitizzazione della Dc, che pure non ha mai negato il dialogo con i “non cattolici”: socialisti, liberali, repubblicani.

La nuova fase inizia con il 4 marzo del 2018 e la evidenza di non esser “bastevoli”, da lì al percorso per diventare giocatori e per giocare ci vuole la squadra. Ronaldo è fondamentale per la Juve, ma non basta. Nicola Zingaretti ci prova, almeno dice di provarci, e forse è la sfida necessaria per salvare la parte “inclusiva” della società che, però, per esser tale ha bisogno di idee, valori e passioni forte. Il debole si fonde, si confonde, il forte si arricchisce con l’altro. Il nodo di questo tempo sta qui, la sfida è tra “senza” e “con”, tra soli e accompagnati. E ridendo riscopro le ingenue partite a calcio di mio padre tra scapoli e ammogliati, in fondo le ragioni stanno nel fondo dei comportamenti.

Una sinistra dei valori, meglio sinistre di valori, può competere con una destra dei valori, senza valori, nel pensiero debole, c’è spazio solo per il “senza”.