La politica torna a riappropriarsi del suo ruolo originale.

E’ questa la sensazione, direi convinzione, che emerge dal ritorno di Vincenzo Zaccheo sulla scena politica di Latina.

Un ritorno che credo, sotto il profilo della comunicazione politica, che è il mio lavoro e la mia passione, vada analizzato nel profondo perché contiene elementi che a molti sembrano, inequivocabilmente, sfuggiti.

Quella di sabato non è stata una conferenza stampa. E’ stato incontro.

Zaccheo in quella sala del circolo cittadino non si è limitato a riunire delle persone, le ha incontrate una ad una, con lo sguardo, con la mimica, con le parole.

Un fatto eccezionale in un contesto, quello della politica contemporanea,, dove gli incontri si evitano e la comunicazione viene mediata dall’utilizzo dei social, dei video.

Zaccheo ha rotto il pregiudizio di una comunicazione monodirezionale riportando al contatto con le persone, con i cittadini, il dialogo, la condivisione, la reciprocità fisica e dialettica.

Ha dimostrato che per avere consenso, per essere ascoltati, non servono pagine e pagine aperte su Facebook, non sono necessari profili, serve riportare la politica nel suo luogo originale che è la piazza.

L’agorà intesa come spazio da ampliare dall’interno in cui il politico crea rapporti, si confronta, discute, si contesta.

Questo è stato un segnale che in pochi, pochissimi, sembrano aver colto e che è sempre stata, e sarà, la forza di Vincenzo Zaccheo qualunque cosa decida di fare “da grande”.

Zaccheo sa stare e ama stare tra i suoi cittadini, ha creato con loro un rapporto, di amore ma anche di aspra contestazione, che non si è spezzato nonostante dieci anni di silenzio.

Dopo di lui i sindaci che sono seguiti si sono nascosti, ha centellinato la presenza nella città, limitandosi ad organizzare incontri segnati da una distanza incolmabile anche fisicamente.

Coletta è sempre in una posizione “alta” rispetto ai suoi cittadini, su un palco, su un predellino.

La stessa cosa la faceva Di Giorgi. Zaccheo era sullo stesso piano, era primo inter pares.

La sua socialità sta nel comportamento, nell’emozione che emerge quando parla di Latina.

Sta nel non avere paura di mostrare la sua debolezza e il suo pudore quando al momento della standing ovation si è chiuso a braccia conserte come a proteggere la sua sensibilità.

Sta nello sguardo sicuro quando ha toccato temi che nella sua visione di città potrebbero rendere grande Latina.

Zaccheo sabato ha dato una grande lezione di come la politica, al di là dei ruoli, possa riappropriarsi del suo ruolo.

Un esempio che fa paura perché in pochi hanno doti naturali per esercitarla.

Per fortuna c’è tempo per impararla.