Welfare e Corpi Intermedi: l’isteria della politica! Serve una nuova visione culturale

Il dibattito “lanciato” dalle ACLI provinciali sul welfare e sui corpi intermedi, è una bella e sana provocazione culturale, prima che politica; una provocazione che raccolgo con piacere dal Direttore Tavoletta, con cui condividiamo il tavolo del “Forum 015” della provincia di Latina, l’esperienza che raccoglie diverse Organizzazioni economiche e del lavoro che “guardano” al Magistero sociale della Chiesa.

Dico subito che l’atteggiamento del mondo politico, in senso lato, verso i corpi intermedi è alquanto dettato da un forte isterismo culturale.

La vera “battaglia”/confronto è proprio sul piano squisitamente culturale prima che politico. Abbiamo necessità di una nuova visione culturale che dia maggiori risposte all’Umano.

Diciamolo subito: da una parte la nomenklatura politichese (se ancora ne esiste una) vuole un terzo settore parcellizzato e “sbriciolato”… la classica sbriciolona mantovana… affinchè da una parte le singole associazioni di volontariato e no profit possano intervenire operativamente lì dove l’Istituzione locale, l’Ente locale non riesce più a rispondere causa la grave crisi economica imperante.

Un Terzo Settore trasparente e controllabile che possa dare una risposta alla collettività… dall’altra parte registriamo una volontà di contenere al massimo le grandi realtà sociali e della rappresentanza “dal basso”. Interessante è esaminare l’attegggiamento che la politica ha verso le Organizzazioni datoriali e del lavoro: da una parte si aggravano i Patronati ed i CAAF riempendoli di responsabilità in solido e di incombenze burocratiche ed amministrative, andando ormai ben oltre alla normale supportazione (e sopportazione!), dall’altra parte si sta contenendo sempre più la contribuzione pubblica “spingendoli” su strade proprie della consulenza privata, a discapito del cittadino.

Oggi tutto è in movimento e tutto sta cambiando molto velocemente e, conseguentemente, o ci si adegua al nuovo che incombe quotidianamente, o si rimane fermi con tutto quanto ne consegue.

Si parla di welfare innovativo, di sharing economy, imprese sociali, crowdfunding, gig economy… tutti aspetti che hanno un paio di denominatori comuni: la sussidiarietà orizzontale e il concetto di “condivisione”.

Sono i due pilastri su cui si sta imperniando la nuova politica sociale, sempre che il “politicamente corretto” dia il segnale verde.

In tutto questo, al di là di ogni colore politico (ormai alcuanto sbiadito), un ruolo importante lo hanno gli Enti locali, Comuni in primis.

Qui mi ricollego alla bella e importante proposta lanciata dalle ACLI e che ritengo più che condivisibile circa la promozione dei Regolamenti per i Patti di collaborazione comunali. Attenzione, però, a due pericoli: primo pericolo che i troppi “regolamenti” possano poi ingessare l’operatività quotidiana, secondo pericolo è il dover valutare bene i “soggetti sociali” che si affacciano e che siano scevri da condizionamenti partitici o da personalismi politici… abbiamo ormai diversi esempi anche in provincia di Latina… ecco che bisogna che si ragioni con quelle Organizzazioni maggiormente rappresentative e portatrici di reali interessi diffusi nella collettività.

Comunque ragioniamo in positivo. Oggi abbiamo una riforma del Terzo Settore che potrebbe aprire nuovi importanti scenari di intervento sociale sul territorio. Abbiamo un dibattito in corso su una riforma di Patronati ed Enti sociali che guardano alla nuova realtà di oggi che fa riposizionare tutti i Corpi Intermedi.

Viviamo una nuova visione della rappresentanza che ci obbliga ad un cambiamento e i cambiamenti sono sempre delle belle sfide… principalmente con noi stessi.

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