Nessun risarcimento per il costruttore Massimo Riccardo per la mancata realizzazione della palazzina di via Quarto. Il Consiglio di Stato ribalta la decisione del Tar che aveva riconosciuto un risarcimento milionario per il costruttore, perché il permesso a costruire sarebbe stato annullato quando il cantiere era già aperto.

Il tribunale aveva già sospeso nel luglio 2018 il pagamento al costruttore pontino dei 3,5 milioni di euro per i danni subiti dallo stop dei lavori. Il tribunale amministrativo di secondo grado aveva considerato che il pagamento da parte del Comune di Latina avrebbe potuto causarne il dissesto. Ora si è pronunciato nel merito e la peggio l’ha avuta la società Costruzioni Generali.

I giudici amministrativi hanno spiegato che il silenzio assenso vantato dalla ditta non era valido in quel frangente. “La giurisprudenza ha ampiamente chiarito – dice il Consiglio di Stato – che la formazione tacita dei provvedimenti amministrativi per silenzio assenso presuppone, quale sua condizione imprescindibile, non solo il decorso del tempo dalla presentazione della domanda senza che sia presa in esame e sia intervenuta risposta dall’Amministrazione, ma la contestuale presenza di tutte le condizioni, i requisiti e i presupposti richiesti dalla legge, ossia degli elementi costitutivi della fattispecie di cui si deduce l’avvenuto perfezionamento, con la conseguenza che il silenzio assenso non si forma nel caso in cui la fattispecie rappresentata non sia conforme a quella normativamente prevista”.

È fondato quindi il motivo d’appello formulato dal Comune di Latina “secondo cui il silenzio assenso non può dirsi perfezionato, attesa la necessità di rivedere il piano particolareggiato di riferimento quanto al Comparto 6 e di disporre di una coerente e conseguente convenzione tra le parti che tenga conto, da un lato, del minore diritto volumetrico spettante alla società e, dall’altro, della destinazione da dare al diritto volumetrico acquisito dall’Amministrazione”. Una porzione del terreno ceduta gratuitamente dalla ditta di costruzione era in realtà già di proprietà del Comune. Questo aveva convinto un privato a presentare per primo il ricorso, privato che – sempre secondo i giudici del Consiglio di Stato – aveva diritto alla notificazione del ricorso di primo grado, che pure è mancata rendendolo inammissibile, in quanto controinteressato (era la proprietaria confinante dell’edificio in via di costruzione).

Il mancato risarcimento va in qualche modo a bloccare le ipotesi di tanti altri ricorsi che era stato ipotizzato si sarebbero potuti presentare contro Comune di Latina. L’importo risarcitorio era stato stimato addirittura in 50 milioni di euro.