Coletta Abbruzzino
Il sindaco Coletta vicino al capo di gabinetto al foyer del teatro d'Annunzio

Una violenza. E un tentativo di destabilizzazione. Questo l’effetto delle notizie che parlavano di lui e della sua giunta come indagati per la vicenda della variante in Q3. Così Damiano Coletta ha parlato in un incontro pubblico, dove è apparso pronto a difendere se stesso e la sua giunta dopo giorni ad alta tensione. Lo fa dopo aver avuto la certezza di non essere indagato, arrivata dallo stesso organo di stampa che per primo ha diffuso la notizia dell’indagine che coinvolgeva lui e tutta la giunta.

“Ho messo il vestito chiaro perché sentivo il bisogno di fare chiarezza dopo aver vissuto giorni torbidi – ha esordito rivolto al pubblico presente al foyer del Teatro D’Annunzio-. Sento il bisogno di guardarvi negli occhi perché mi sento di rappresentare tutti voi. Ho avuto la sensazione di aver subito una violenza nella sfera della dignità della persona”. 

La violenza l’ha subita la comunità che rappresento, perché è stata effettuata un’opera di destabilizzazione, un tentativo di destabilizzazione di uno stato democratico, cioè di un sindaco democraticamente eletto dalla comunità e di una giunta selezionata democraticamente e regolarmente. E se si mette in discussione questo, si deve avere ragionevole certezza di quanto viene affermato ed è questo il punto”. 

“È questa la politica: i sistemi democratici possono essere messi in pericolo da notizie non certe? Non è percezione delirante ma un dato di fatto. Questa città ha vissuto in questa settimana situazione di destabilizzazione. È legittimo mettere in discussione sindaco e giunta. Ho rispetto per tutto ma metterci in discussione basandosi su notizie non vere rientra in tentativo di destabilizzazione”. 

Lo dice quasi balbettando, tradisce una certa emozione, forse uno scarico di adrenalina e di tensione accumulata in tutti questi giorni dove la stampa si è divisa tra chi sosteneva che fosse indagato e chi invece aveva preso atto che il suo nome non era nel registro degli indagati. 

Entra poi a gamba tesa sulla questione urbanistica, dove sa bene che ha rischiato di commettere lo stesso errore che minò l’amministrazione Di Giorgi: “Siamo stati accusati di immobilismo, l’urbanistica è ferma, non si va avanti, è tutto bloccato. Non era semplice attivare processi con un sistema di regole che fossero da garanzia. Il vero cambiamento è che l’urbanistica è diventata qualcosa che concede pari opportunità a tutti. Prima questo settore era riservato a pochi e ora è accessibile a tutti perché ci sono regole garanzia per tutti”.

Ammette dei deficit, come la mancanza di quel concetto di rigenerazione urbana, ma dice anche che le pratiche interne ammontano a 1 milione di euro e non è che in città si veda cementificazione selvaggia. “Prima dovevamo ripristinare regole ed è costato tempo, fatica e disagio. Non è stato facile perché abbiamo ereditato macerie e far west”.

“Questa è la rivoluzione e il cambiamento, si parla di interesse della città, rispetto e diritti della persona. Voi dovete essere orgogliosi di questo passaggio, non è stato facile perché chi per anni è stato colluso con la criminalità e ha gestito la città come un comitato di affari e proprietà privata, adesso sta fuori e fa fatica. Noi andiamo avanti e stiamo guardando la luce in fondo al tunnel e questo a qualcuno da fastidio e non è paranoia, la malapolitica funziona così”.

Sporchiamoli, sono uguali agli altri, sono imbroglioni come tutti i politici. Questa è l’equazione che è stata fatta. Non ci sto. L’importante è stare con la coscienza a posto quando si occupa ruolo pubblico. In questa città abbiamo concesso troppo, abbiamo permesso a criminalità e politica di andare a braccetto, abbiamo visto staccare i condizionatori dall’ospedale per essere portati allo stadio. Un assessore ha fatto il bello e cattivo tempo e fino a qualche tempo fa è stato a Regina Coeli: è bene non dimenticare a cosa era avviata questa città. Dobbiamo difendere il bene comune. Perché quello che abbiamo fatto è stato un lavoro enorme”.

Abbiamo dato fastidio a qualcuno, nell’urbanistica e nei rifiuti dove abbiamo bloccato un bando di 7 anni. Abbiamo difficoltà con ABC, ma la città deve fare il tifo per ABC, che sarà un patrimonio di tutta la collettività. Vi posso dire che il clima è cambiato quando abbiamo fatto questa scelta? Vallo a dire a chi di dovere, l’ho fatto, non ho certezze ma sensazioni”, dice e si risponde Coletta, tutto da solo e tutto insieme. 

“ABC non va nella direzione auspicata, ma è abbastanza anomalo questo atteggiamento verso questa azienda che è l’azienda della città, verso cui dobbiamo fare il tifo. Chi te l’ha fatto fare, facevi il bando, esternalizzavi. È vero. È un punto di vista legittimo. Certe volte si fanno scelte coraggiose e questa poteva essere una scelta simbolica. Il 21 febbraio andremo al Consiglio di Stato ma fino ad ora, e ora tocco ferro, le abbiamo vinte tutte e questo vuol dire che abbiamo operato nella legalità e nell’interesse della comunità. Punto non c’è altro”. E su questo alza la voce, tanto che è quasi un urlo.  

“Possiamo fare degli errori, ma da qui a parlare di reato sulla base di notizie non certe lo ritengo una violenza nei confronti della comunità”.

Dice di essersi confrontando con altri sindaci Coletta, e tutti gli hanno detto che “ci devi fare l’abitudine”.

“No ragazzi – replica lui -, viviamo tempi di violenza verbale e io non voglio abituarmi a questo, non non dobbiamo abituarci a questo. Quando c’è rispetto e lealtà ci può essere anche la critica ma non la costruzione di qualcosa di non veritiero per delegittimare chi sta al suo posto. Non rendiamo questa abitudine, alziamo la testa, non bisogna strillare”.

Dal foyer del Teatro d’Annunzio, applausi.