Variante Malvaso, Di Rubbo sceglie il rito abbreviato. La difesa deposita perizia sui piani

L’ex assessore all’Urbanistica Giuseppe Di Rubbo ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato nell’ambito del procedimento scaturito dall’inchiesta sulla cosiddetta variante Malvaso, di via Piave. Stanno decidendo in questo senso anche l’ex consigliere Vincenzo Malvaso e il tecnico comunale Marco Paccosi.

Questa mattina si è tenuta l’udienza preliminare davanti al giudice Pierpaolo Bortone per i sei indagati, tra cui anche il dirigente Ventura Monti; il tecnico Fabio De Marchi e il progettista e direttore dei lavori, Antonio Petti.

Gli avvocati Giovanni Lauretti, Renato Archidiacono e Tommaso Pietrocarlo hanno presentato una perizia di parte che in 150 pagine analizza l’evoluzione della legge sui piani particolareggiati, che delinea la criticità dell’area e che ripercorre la storia urbanistica della città, per spiegare che in realtà non ci sarebbero stati illeciti, cosa di cui invece è convinta la Procura della Repubblica di Latina.

A questo punto è certo che almeno per uno degli indagati il processo ci sarà e l’amministrazione comunale, così come aveva preannunciato, potrebbe costituirsi parte civile. L’udienza è stata rinviata al 10 luglio prossimo. In quella data si terranno i riti alternativi: con l’abbreviato il processo si svolge in udienza preliminare allo stato delle prove raccolte e una eventuale condanna sarà ridotta di un terzo. Il gup deciderà poi se rinviare o meno a giudizio gli indagati che sceglieranno il rito ordinario.

LE INDAGINI – L’inchiesta riguarda la variante al Piano regolatore che avrebbe permesso la realizzazione del palazzo in via Piave a Latina: una megastruttura, sequestrata dal nucleo investigativo della Forestale, del valore complessivo di circa 10 milioni di euro. Le ipotesi di reato contestate a sei persone, per le quali il pubblico ministero Gregorio Capasso ha chiesto il rinvio a giudizio, sono abuso d’ufficio, abuso edilizio e falso.

Gli accertamenti avevano portato alla luce diverse presunte irregolarità non soltanto relative ai titoli edificatori, ma anche sulle procedure amministrative che permisero l’approvazione della variante di borgo Piave. In particolare quella che avrebbe consentito a Piave srl, riconducibile a Malvaso, di aumentare esponenzialmente la capacità edificatoria, sarebbe stata approvata sul presupposto che le modifiche apportate fossero conformi al Piano regolatore. Gli inquirenti contestano la cancellazione di una fascia di rispetto non di competenza della Giunta, ma del Consiglio comunale, trattandosi sempre secondo le accuse di una vera e propria modifica al Piano regolatore. Così sarebbe stati cambiati, di conseguenza, anche gli indici di cubatura. Nell’indagine erano state coinvolte 14 persone tra amministratori pubblici, professionisti e imprenditori, tra cui l’ex sindaco Giovanni Di Giorgi, ma soltanto per sei è stato chiesto il rinvio a giudizio. La struttura e l’iter per realizzarla sono state anche sotto la lente di ingrandimento dell’inchiesta Olimpia.

Silvia Colasanti
Silvia Colasanti
Giornalista pubblicista dal 2009 ha cominciato a scrivere nel 2005. Laureata in Scienze politiche, con un Master in Diritto europeo, ha lavorato per tre anni (tra le altre esperienze) nella redazione de Il Tempo Latina, poi come redattrice al Giornale di Latina. Si occupa essenzialmente di cronaca, in particolare di cronaca giudiziaria

CORRELATI

spot_img
spot_img