di Daniela Pesoli – Tutto è iniziato nella scuola media Giovanni Cena di Latina. E’ qui che Valentina Cangero, 23 anni, ha mosso i suoi primi passi nel mondo della musica.

Qui per la prima volta ha incontrato un violoncello, lo strumento che oggi suona nell’orchestra dell’Accademia della Scala e nella Fil Filarmonica di Milano. Nomi prestigiosi che per Valentina, nata a Roma ma sempre residente a Latina, significano tappe importanti per una carriera ancora in evoluzione e già piena di soddisfazioni.

La incontriamo in un raro momento di pausa dallo studio e dal lavoro.

Come è iniziata la sua passione per il violoncello?

Decisamente per caso. Io abito in via Adua e all’angolo di casa c’è la scuola media Giovanni Cena, una scuola a indirizzo musicale che frequentava mia sorella maggiore. Io volevo fare come lei e mi sono iscritta. Avevo scelto il flauto traverso, ma quando ho fatto l’esame di ammissione, un test per vedere le capacità degli alunni, mi hanno assegnato il violoncello perché dicevano che avevo le mani adatte per questo strumento. Direi che ci hanno preso bene.

Quanti anni aveva quando ha cominciato a suonare?

Avevo 11 anni e il mio primo maestro è stato Paolo Capasso. Poi ho continuato con Ernesto Tretola, che è l’insegnante del liceo musicale di Latina, perché ho proseguito con le scuole a indirizzo musicale anziché frequentare il conservatorio. Mi piaceva così perché mi permetteva di fare musica e continuare gli studi, per il fatto che contemporaneamente ho praticato anche sport, soprattutto ginnastica ritmica a livello agonistico per venti anni. Ma ad un certo punto ho dovuto decidere cosa fare e ho scelto la passione che poteva diventare il mio mestiere.

Come è diventata una carriera? Quanto ha dovuto studiare e impegnarsi?

Non si smette mai di studiare, bisogna continuamente allenarsi come uno che fa le gare, non ci si sente mai arrivati. Dopo il liceo musicale ho deciso di andare via da Latina e continuare gli studi con gli insegnanti più bravi di Italia. Inizialmente avevo scelto il maestro Francesco Pepicelli del conservatorio di Perugia, dove sono stata un anno. Poi, avevo 18 anni, ho deciso di trasferirmi a Milano perché è una città che ha da offrirti molto di più. Ho fatto la laurea triennale, a giugno mi laureo, e poi sono andata al conservatorio di Milano che ha 2500 allievi ed è uno dei più importanti di Italia. Questo mi ha dato la possibilità di partecipare a concorsi, vincere borse di studio, incontrare tanti maestri preparati e giovani di tutto il mondo. Ho frequentato tante masterclass con bravissimi insegnanti e ho fatto molta esperienza sul campo, per noi giovani musicisti è importante”.

Attualmente suona in orchestre di alto livello, cosa significa per una giovane musicista?

Faccio parte dell’Orchestra dell’Accademia della Scala, un’orchestra molto prestigiosa che suona stabilmente a teatro. Ho vinto l’audizione a novembre. Qui ho la possibilità di fare lezione con i primi violoncelli della Scala e di lavorare con l’orchestra. Sono impegnata anche con la Fil Filarmonica di Milano, costituita l’anno scorso da Daniele Gatti, uno dei direttori d’orchestra più bravi del mondo. Impegni che mi permettono anche di studiare perché non bisogna mai adagiarsi.

Studiare per raggiungere quale obiettivo?

Il sogno è di vincere un concorso per stare stabilmente in un’orchestra e avere la certezza di vivere di questo mestiere.

Ci sono violoncellisti ai quali si ispira?

Del passato ammiro Jacqueline Du Pré, morta giovane per sclerosi multipla, Yo-Yo Ma e Rostropovich che ci ha lasciato nel 2007. Poi ci sono i giovani emergenti come Kian Soltani e Pablo Ferrandez. Tramite social, comunicano molto con noi giovani che ancora non emergiamo come loro, sono dei veri geni.

Con tanti impegni, quanto tempo le rimane per tornare a Latina?

A Latina torno solo per le feste, quando vado a casa è come andare in vacanza.

I suoi genitori hanno sempre sostenuto le sue scelte?

Al cento per cento, non mi abbandonano mai. Sanno che faccio i sacrifici per me, ma soprattutto per loro. Ho sempre sentito la responsabilità di non sprecare i soldi dei miei genitori.