giunta Coletta

Leggo su stampa locale di mine e sminatori, manco fossimo a Beirut.

Di lese maestà manco fossimo nel Catai.

E non c’è da ridere per quanto è tutto da ridere, e ridiamoci su, ridere è la cosa più seria che c’è, anzi l’unica cosa seria. (Ricordo, per inciso, che dal trattato di Ottawa, 1987, le mine antiuomo sono vietate).

“Piuccio non era omo de lite, ma pe lo giusto se faceva accide…”.

Versi di Cesare Chiominto, il Dante dei Lepini.

L’omo deve litigare, se se la sente ma non può negare l’incazzatura del prossimo.

Se pretendi, poi incassi: perché Piuccio Faciolone (il personaggio di Chiominto) spiega la ragione dell’incazzatura: “Come lo te è lo te e lo me puro”.

Quindi se ti incazzi devi ammettere che l’altro non la prenda bene, anzi… se metti le mine non ti meravigliare se l’altro smina. E non è lesa maestà, ma tutela di se stessi, diritto naturale.

Non mi sono mai innamorato dell’urbanistica, dei permessi a costruire e di questi tempi, poi, già che uno costruisce è un miracolo, ancor meno.

Il tempo del mattone è tramontato.

E non mi innamoro dei bollettini sugli avvisi di garanzia che, appunto, sono di garanzia per il cittadino, non di sputtanamento per lo stesso.

Sono stato garantista con i democristiani, con la destra, e ora non sono da meno con Damiano Coletta per quanto lo sono stato con la mia parte socialista quando iniziarono la barbarie i virtuosi.

Credo anche che il diritto di critica sia sacrosanto, e lo difenderò fino alla morte, ma esiste anche il diritto di critica alla critica, di dissenso.

Il giornalismo non è tavole della legge di Dio, ma racconto di fatti di uomini scritti da altri uomini, alla buona di Dio.

Se mini non ti arrabbi se ti sminano, perché la critica che non si fa criticare è permalosa, non ride rattrista, rende grigi è grigia.

Permalosa, che diventa lesa maestà dimenticando che siamo in Repubblica e la monarchia cadde, e malamente, tanto tempo fa.

Nessuno si senta escluso, chi critica è criticato, chi è criticato poi critica.

Vi parrà strano ma è la libertà baby e nessuno ne ha l’esclusiva.

E chiudo con un vecchio adagio: a chi ci attocca s’aroscia.