Pastrengo, 30 aprile 1948. Per salvare il loro Re e fare un Regno

Non sono uso all’ordine per via di quel disordine che ha la mia gente dentro, quell’indescrivibile bisogno di non aver bisogno. Così diversi per questa storia che non ha eguali, sono per caso con un carabiniere, il tenente colonello Pietro Dimiccoli per strada in una tranquilla Latina, per un caffè, in un tempo, contemporaneo, in cui in carabiniere muore nel foggiano, in servizio, al servizio. E la circostanza mi ci fa pensare, mi fa pensare.

E’ partito di servizio la mattina, per una guerra che non verrò mai scritta in nessun libro di storia, che non contempla eroi, non ha ideali, è guerra contadina, guerra di una giornata d’aprile in un paese che ha l’aprile più dolce del mondo. Lo chiamano in un paese piccolo, come sono piccoli i nostri paesi, sempre case appese a difendersi dal vento, dal freddo, dal mare, dal sole dalla lontananza. Si chiama Cagnano Varano, 7000 anime e… ci sarà sicuramente il farmacista, il sindaco, il dottore e lì, lì lontano un carabiniere con la sua divisa ancora nera di freddo che viene chiamato e va, deve andare, come vanno i carabinieri sia vento o luce, guerra o pace, bisogno o prepotenza, niente che serve solo la presenza. Il Re è lontano quello delle patenti, quello che scrisse nero su bianco: usi andar per le vie del Regno due a due contro i malfattori.

Eccolo ora quel dire e di anni ne han contati duecento o giù di lì. E’ andato gli hanno sparato, neanche il tempo di capire che non sarebbe stato normale quel “servizio”. Un carabiniere che muore mica può impressionare, è nel suo dover fare, è previsto, è come se fosse nel “servizio”. Fa freddo però, già fa freddo ad aprile e neanche questo si può. Vedete non sono uso all’ordine ma capitò che quando ogni cosa era finita, era di settembre, si alzarono ed andarono l’ordine non era chiaro “sparate comunque”, il Re era fuggito, ma loro alla chiamata ultima arrivata che diceva di paura, hanno risposto e sono andati su, usi andare per le vie del regno due a due contro i malfattori.

Si chiamava Vincenzo Di Gennaro, 46 anni, con lui l’altro un carabiniere che di anni ne ha la metà e si è salvato. Fa freddo d’aprile, tanto. Ma ecco la chiamata, si sale in due e si va. Questa guerra non è normale, per un patto eccezionale di 200 anni fa.

Dicono spessi che non siamo un paese serio, io dico che abbiamo gente seria in questo “regno”, ed ora mi tolgo il cappello e torno a fare i miei sogni “disordinati”, alle mie idee così disordinate che il mio “capo” Pietro Nenni quando venne l’ufficiale dei carabinieri, ed era ministro, a presentare le forze e chiedere disposizioni, lui prese il cappotto. L’ufficiale: Ministro, che fa?… Nenni “la seguo”. Poi sorrisero in due, e Nenni tornò a costruire una Italia più giusta il carabiniere a servire l’Italia

Che poi se c’è una chiamata urgente se prende su e ci si va lo stesso
E scusi tanto se non è niente (e scusi tanto se non è niente). Giorgio Faletti, signor tenente