Natale sud pontino

E’ stata una vigili di Natale strana, a suo modo diversa, pe alcuni aspetti innovativa.

Non ci sono state le grandi tavolate, non ci sono stati i tintinnii del campanello della porta che segnava, insieme al sospiro dei presenti, l’arrivo dei parenti che si vedevano una volta l’anno.

Non c’è stata in molti casi la nonna che dal mattino è dedita allo “spentolare” per cucinare i manicaretti che da sempre caratterizzano queste festività in ogni famiglia.

Non ci sono state le riunioni per tirare la sfoglia e fare centinaia di cappelletti da distribuire con riverenza e parsimonia con il brodo di Natale tra mille commenti su chi li faccia o facesse più buoni.

Tutto in questo Natale è diventato più piccolo ma non meno colorato e ricco di speranza.

Perchè se c’è una cosa che la maggior parte delle persone ha messo sotto l’albero, tra gli addobbi, è la speranza che questo anno diventi presto un ricordo, che il ritorno agli abbracci, al calore, alla condivisione, anche fisica della quotidianità, non solo nel corso delle feste, torni ad essere spontaneo e non regolato da mascherine, lavaggio delle mani, misurazione della gittata di un respiro o di un colpo di tosse.

E questo Natale è diverso anche perchè possiamo dirci più consapevoli dell’esigenza di non dare per scontato l’abbraccio, il ti voglio bene a chi abbiamo accanto, nonchè le decisioni che riguardano la nostra vita e il nostro futuro.

Questa pandemia ci ha insegnato a non lasciare le occasioni passare come treni certi che passeranno ogni ora. Ci ha insegnato che l’attimo è da cogliere e la vita è ora, adesso.

E che, in fondo, anche i parenti indesiderati a volte, quanto inaspettatamente, mancano.