venerdì 2 Dicembre 2022

Un consiglio a Damiano Coletta: non scherzare con i santi (e con le suore)

Caro sindaco Damiano Coletta, sai che non sono dei tuoi, sai che sceglierò altrimenti, ma non ti posso vedere così solo. Credo sia giusto darti una mano, governi (a dire vostro) una giovane città ed hai giovani virgulti accanto, ma di esperienza fai difetto.

Provo a spiegarti due tre storie su questa cosa delle monache che, forse, ti aiuteranno.

 Mamma mia, una cispadanona pratica e certo poco contorta diceva: scherza con i fanti e lascia stare i santi. E, se non lo sai te lo dico io, “pare” che le suore siano molto simpatiche ai santi, anzi qualche volta sono sante e comunque sempre madri che forse è pure peggio.

Vedi loro, le suore, ti prendono da bimbo, poi alla fine sono accanto anche finire e lo sono in ogni soffrire. Da secoli e secoli, senza fermarsi mai. E prima anche del “bene comune” per via che loro sono nel “bene di Dio”.

 Il piu’ grande, o tra i più grandi, tra i miscredenti (ma aveva studiato dai preti) Stalin quando dovette chiamare i russi a morire per salvarsi dalla bestia nazista e fascista, non esitò a ricordarsi la scuola e chiamò tutti a salvare “santa madre Russia” con accanto qualche prete a benedire.

Pure il tipetto di Predappio quello che qui ci avete fatto un palazzo, nacque senza Dio, ma poi se ne “dimenticò” per comandare gli italiani.

II compagno Palmiro Togliatti, il migliore (mica pizza e fichi) si trattò dell’articolo 7 della Costituzione (quello che faceva di un credo un credo più degli altri) non esitò a votare per le suore. E… e pure il più “furbo” dei miei, Bettino Craxi, di quel patto coi preti (e le suore) cambiò le virgole, non la genuflessione.

Perché, caro sindaco, il laicismo è lo stupidario di chi fa del non credere una religione e così facendo esalta l’originale.

Se mia madre consigliava di lasciar stare i santi, mio padre era comunista di queste montagne e dei preti non aveva “timore”. Lui raccontava di quando da ragazzo andava a lavorare nei campi qui nel piano insieme ad altri coetanei tutti nel verbo di Lenin, e passava un prete. I giovani in coro come fosse quello dell’Armata Rossa intonavano: “se non sarà quest’anno sarà il prossimo anno, anche i preti lavoreranno”.

Il prete, di favella pronta, di cervello fino e a debita distanza si fermava e rispondeva in canto “intanto lavorate voi”.

Di anni ne sono passati tanti, mio padre è morto lavorando dei preti sapete.

Le suore caro sindaco paiono d’angelo ma sono fatte di una cosa che a noi fa difetto, di fede. Si votano alla fede e entrano nelle coscienze.

Dammi retta alla fine di questa prolusione prendi carta e penna, manda a quel paese l’ignoranza di chi ti consiglia una guerra senza sostanza, e scrivi: “Le suore restano dove stanno”. Dammi retta, farà bene a te, alla città e a 130 bambini che da grandi saranno genuflessi o non si toglieranno il cappello ma saranno comunque uomini. Non si scherza con i santi (e le suore)

 

Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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