Viene dato, in quasi tutti i sondaggi come super favorito per conquistare la segretaria nazionale del Partito dmocratico.

Per Nicola Zingaretti le primarie del 3 marzo sembrano essere diventate quasi una formalità.

Gli esponenti del Pd, a tutti i livelli e in tutti i territori, si rimboccano le maniche.

Si affannano ad organizzare eventi, non ultimo quello che si terrà questo pomeriggio a Latina e che vede in prima linea il consigliere regionale Salvatore La Penna e l’assessore regionale all’agricoltura, Enrica Onorati.

Obiettivo: rinsaldare le fila, portare più persone possibile a votare.

Non si guarda agli schieramenti, alle ideologie, ma si punta a conquistare la poltrona più alta del partito.

Peccato che in queste occasioni di Zingaretti neanche l’ombra.

Il presidente della regione Lazio risulta non pervenuto.

Ha molti impegni, sussurra qualcuno.

Deve consilidare il proprio consenso là dove la distanza tra politica, non solo di centrosinistra e cittadini, è maggiore.

Ma al di là delle giustificazioni di rito, legittime e plausibili, un dato resta.

Il Pd di Latina va in scena senza la prima donna.

Un pò come organizzare una festa di compleanno senza festeggiato.

Uno spettacolo a metà.

Una politica che si muove per “interposta” persona e un territorio, quello di Latina, che continua ad essere tagliato dalle agende che contano.

In questi mesi Zingaretti ha scelto la folla, interventi monodirezionali, ha evitato il contenzioso con il popolo a cui chiede fiducia ed ha, accuratamente, soprattutto nel Lazio,  di cui da due legislature è presidente, sviato ogni possibile confronto su temi chiave e emergenze irrisolte, dalla sanità ai rifiuti, che potrebbero mandargli di traverso la giornata e creare qualche ostacolo “locale” all’ascesa personale.

Intanto scoppia il giallo del logo del Pd che scompare da un manifesto e da un volantino in cui si invitano, tutti e tutte a voltare pagina e a recarsi ai gazebo il 3 marzo per cambiare l’Italia.

In trionfo solo il logo di “Piazza grande” quasi a dimostrare come quel cambiamento del Pd passa e passerà non solo per un cambiamento sotto il profilo dei contenuti e del modo di agire, oltre che intendere la politica, ma anche della forma.