lunedì 20 Maggio 2024
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Contagiato per una trasfusione negli anni ’90, il tribunale condanna il Ministero. Anziano risarcito

La malasanità, in Italia, non va in prescrizione, e lo sa bene una persona anziana, di 82 anni, un uomo residente a Latina, al quale il Tribunale ha riconosciuto il diritto ad un risarcimento dopo aver contratto l’epatite C a seguito di una trasfusione.

L’episodio dopo una trasfusione di sangue ricevuta dalla ex moglie. L’uomo ha scoperto di essere positivo a 32 anni di distanza dalla separazione e dopo la morte della donna. Non solo. I rapporti con la moglie – come ha spiegato l’avvocato Renato Mattarelli che assiste l’anziano – erano stati interrotti da almeno 40 anni. La donna, poi, 15 anni fa è scomparsa proprio a causa della degenerazione dell’epatite C, contratta durante un ricovero.

Il Tribunale di Roma ha stabilito un risarcimento per l’uomo di 600mila euro. I giudici hanno inoltre disposto la condanna del Ministero della Salute per le trasfusioni di sangue.

Solo nel 2014 la persona ha scoperto di essere positivo al virus Hcv dopo un normale controllo di routine. A quel punto ha iniziato le cure del caso, anche se poi la malattia si è trasformata in cirrosi e tumore al fegato.

L’uomo si è quindi rivolto al legale che, attraverso una serie di indagini di natura scientifica, è riuscito a ricostruire la vicenda.

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