Tragedia di Ventotene, il padre di una vittima: si facciano nomi e cognomi dei responsabili

di Redazione – Sono passati quasi quattro anni da quel 20 aprile del 2010 quando due ragazze persero la vita schiacciate da una frana su una spiaggia a Ventotene dove si trovavano in gita con la scuola. Il prossimo venerdì ci sarà un’udienza al tribunale di Terracina durante la quale ci sarà la requisitoria finale del pm Nunzia D’Elia che chiederà la pena per i 4 imputati. Si tratta di Giuseppe Assenso, sindaco all’epoca dei fatti e anche adesso, Pasquale Romano, geometra comunale responsabile del territorio; Vito Biondo, sindaco fino al 2004, anno in cui ci fu un’altra frana; Luciano Pizzuti, dirigente del Genio Civile che certificò i lavori del 2004 come eseguiti a norma.

Per questo Bruno Panuccio, il padre di Sara uccisa insieme alla compagna Francesca Colonnello, ha scritto una lettera pubblicata da Romareport.it in cui chiede che “non si parli più di fatalità, che non si dica più che è colpa di tutti e quindi di nessuno. Che ci siano scritti nomi e cognomi sui responsabili delle vergogne e tragedie italiane”.

“Dal Vajont ad oggi – scrive – mai, e sottolineo mai, nessun amministratore pubblico italiano è stato condannato per le responsabilità connesse alle vittime da frana nel nostro paese. Per questo il Giudice monocratico Carla Menichetti oggi è chiamata ad emettere una sentenza storica, che ha una rilevanza Politica, Sociale e Civica per il bene della collettività intera di questa nostra nazione”.

“Se ci riuscirà – conclude -, risarcirà almeno moralmente anche tutti coloro che hanno preceduto Sara e Francesca in questa tragica e lunga statistica italiana: una lista che non è solo vuoti numeri, ma persone, vite, famiglie e dolore perpetuo. Che non si parli più di fatalità, che non si dica più che è colpa di tutti e quindi di nessuno. Che ci siano scritti nomi e cognomi sui responsabili delle vergogne e tragedie italiane”.

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