martedì 28 Maggio 2024
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Tour de France al via, ma l’Italia del record dell’ora che fine ha fatto?

di Francesco Toldo* – Il Tour de France edizione 105 parte oggi dalla Vandea, dipartimento affacciato sulla costa atlantica. Terra di tradizione contadina cattolicissima, affezionata al ciclismo fin dai suoi albori. Nel 1793 quei contadini si ribellarono al governo di Parigi, colpevole di aver rubato religione, con il passaggio forzato del clero sotto lo stato, e libertà, con la coscrizione obbligatoria. L’esercito impiegò due anni per reprimere la rivolta. Fu un massacro. I locali non hanno dimenticato.

I favoriti per portare la maglia gialla fino a Parigi dopo 3350 km di fatiche, sono Chris Froome e Vincenzo Nibali. Il primo, archiviato tra mille dubbi il caso doping della Vuelta 2017, cerca la storica doppietta Giro-Tour: un’impresa che manca ormai dal Marco Pantani del 1998. Il secondo ha puntato tutto sulla corsa francese ed è al momento l’unica speranza italiana per le corse a tappe, vista la crisi atletica di Fabio Aru.

Il colombiano Nairo Quintana può dar fastidio ai due sfruttando le doti di scalatore: il percorso lo aiuta perché gli arrivi in quota sono cinque. Non starà certo a guardare l’olandese Tom Dumoulin, esempio di compostezza ed efficacia in sella. Ai francesi non resta che puntare sullo spericolato Romain Bardet, anch’egli amante delle salite e ancor più delle discese. L’ultimo francese a vincere la corsa di casa? Bernard Hinault nel 1985…

Già, gli anni ’80. Gli anni de “e la nave va”, in riferimento all’economia italiana nel pieno di un mini miracolo economico. Hinault era uno dei più grandi avversari di Francesco Moser. Il corridore trentino poteva benissimo rappresentare nello sport italiano quel che avveniva nell’economia. Riportò il “record dell’ora” in Italia. Non accadeva dal ’56 quando vi riuscì Ercole Baldini, in un paese che si avviava verso il primo vero boom economico. Gennaio 1984, velodromo olimpico scoperto di Città del Messico: in sella ad una bici mai vista prima, Moser percorse degli strabilianti 51,151 km in un’ora per l’appunto (si parte da fermi). Fu preparato da un’innovatrice equipe di medici e preparatori di diverse università italiane. Si apriva un’era nuova. Superò i 49,431 km di Eddy Merckx del ’72 sempre nella capitale messicana, che pure all’epoca sembrò un record irraggiungibile. Tenendo conto dei velodromi scoperti naturalmente, in cui c’è la variabile vento e altre ancora a condizionare la prestazione, che ha maggior valore rispetto al coperto (in questo caso da considerare anche l’altitudine). “Mai più!” esclamò un esausto Eddy una volta sceso a fatica dalla bicicletta.

Varie riviste specializzate di ciclismo negli anni hanno riportato notizie di professionisti italiani che provarono a superare Moser, ma si fermarono anzitempo rendendosi conto di quanto sia dura viaggiare ai 50 orari per un’ora su velodromi scoperti di 250m. Poi tornarono alla ribalta gli stranieri e il record di Moser fu superato anni dopo da atleti come Indurain, Rominger, Boardman. Tuttavia nel 2000 l’Unione Ciclistica Internazionale, decise di annullare tutti i record ottenuti grazie alle bici speciali inaugurate da Moser. Di conseguenza l’ultimo record valido fu considerato quello di Merckx, ottenuto con bici tradizionale. In ogni caso sono passati tanti anni e del record dell’ora in Italia se ne legge solo sui giornali, ma in riferimento ad atleti stranieri (attualmente il record assoluto è del britannico Bradley Wiggins con 54,526 km su pista coperta di 450 m). Da noi il silenzio. Non si costruiscono più velodromi, soprattutto al sud. Di fatto è ancora Baldini a detenere il record tricolore: 46,394 km in un Vigorelli strapieno e festante nella frenetica Milano degli anni ’50. Era ancora un dilettante, tanto che nello stesso anno vinse anche l’oro olimpico nella prova su strada a Melbourne. Siamo fermi al ’56, anno di abbondanti nevicate. Siamo fermi alla “grande nevicata del ‘56”. Che fine hanno fatto le ricerche scientifiche applicate allo sport? Perché non si migliora? Perché si investe così poco nella pista, un tempo fiore all’occhiello del ciclismo italiano? Perché non si fanno più piste in Italia? I tanti cicloamatori e i giovani possono beneficiarne, pedalando al sicuro e magari promuovendo anche un campionato italiano record dell’ora per varie categorie. Promozione del ciclismo. Rilancio della pista.

Si da il caso che l’ideatore del record dell’ora, nel 1893, sia lo stesso del Tour de France, ovvero il giornalista e ciclista francese Henri Desgrange.

* Francesco Toldo è corsista della prima edizione del Workshop di Giornalismo Digitale organizzato da Net in Progress e LatinaQuotidiano.it

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