sabato 24 Febbraio 2024
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Terracina: era pronto per uccidere la moglie e togliersi la vita, la polizia lo ferma

Avrebbe programmato di uccidere la moglie e di togliersi la vita. Il piano era pronto così come le lettere ai figli e ai familiari dove dice chiaramente cosa volesse fare. La polizia però lo ha fermato prima che potesse assassinare l’ultima donna di una lista interminabile.

Il 55enne di Terracina che avrebbe organizzato l’omicidio arrivando fino al punto di costruire da solo la pistola con la quale lo avrebbe commesso, voleva uccidere la sua ex compagna di vita che, dopo minacce e violenze, era riuscita a dire basta, lo aveva lasciato e lo aveva denunciato.

Lui, già colpito dal divieto di avvicinamento e già arrestato una volta per averlo violato, non ha mai accettato il rifiuto. Lei, 50 anni, lo aveva lasciato una prima volta nel 2005. Già allora l’uomo aveva messo in atto una seria di comportamenti che gli erano costati una denuncia per stalking. I due poi si erano riconciliati ed erano tornati insieme.

Nel 2015 però gli episodi di vessazioni, violenze e minacce erano aumentati, tanto da indurre la moglie a presentare una seconda denuncia. Le indagini portate avanti dalla polizia di Terracina e di Latina avevano permesso di scoprire i suoi continui pedinamenti e appostamenti, sotto l’abitazione della 50enne, ma anche nei pressi di un parco vicino casa.

Le notizie confidenziali raccolte avevano poi aumentato il sospetto che il 55enne potesse aver in mente qualcosa di ben più drammatico. Più volte erano state perquisite la sua abitazione e la sua vettura, con esito negativo.

Ieri, però, l’uomo si era recato a firmare in questura, obbligato dal giudice sempre in relazione all’accusa di stalking, e i poliziotti hanno perquisito di nuovo il veicolo. All’interno del vano del cambio hanno trovato due pistole, una beretta 685 con matricola abrasa con un caricatore pieno e un’altra arma costruita artigianalmente: una calibro 12 con munizioni da caccia. La pistola era carica e pronta a sparare, secondo gli investigatori.

Sempre nella macchina sono state trovate due lettere di addio, una indirizzata ai due figli, ora maggiorenni, e l’altra ai suoi familiari. Immediate sono scattate a questo punto le manette ai polsi dell’uomo che è stato accusato dal pubblico ministero Luigia Spinelli di detenzione illegale di armi, ma anche di tentato omicidio.

Ristretto nel carcere di via Aspromonte domani o al più tardi venerdì sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina.

LE ULTIME PAROLE AI FIGLI E AI FAMILIARI – “Dovrai avere per tutta la vita il rimorso per quello che è successo- si può leggere in una delle lettere indirizzate in particolare a uno dei due figli – Non hai voluto che facessi pace con tua madre e adesso piangi. Mi sono ripreso quello che mi hai levato”. Ha poi aggiunto nelle due pagine della missiva anche minacce verso il giovane, dicendogli che se una persona terrà fede alla parola data, dovrà guardarsi sempre le spalle.

“Ora godetevi tutte le cose materiali che vi ho lasciato. Per l’affetto dovrete cercare da qualcun altro, perché io e mamma non possiamo più darvelo”. Ai familiari invece aveva scritto: “Scusate se non ce l’ho fatta, ma se non lo facevo non avrei trovato pace”.

Silvia Colasanti
Silvia Colasanti
Giornalista pubblicista dal 2009 ha cominciato a scrivere nel 2005. Laureata in Scienze politiche, con un Master in Diritto europeo, ha lavorato per tre anni (tra le altre esperienze) nella redazione de Il Tempo Latina, poi come redattrice al Giornale di Latina. Si occupa essenzialmente di cronaca, in particolare di cronaca giudiziaria

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