arrestato per caporalato

Emergono i dettagli sull’uomo arrestato per caporalato e sfruttamento del lavoro in agricoltura. Si ratta di un imprendere di 41 anni di Terracina, titolare di una ditta individuale, arrestato in flagranza di reato.

Impiegava mandopera in condiozioni degradanti e in stato di bisogno. Nell’ambito della stessa operazione sono stati denunciati in stato di libertà due uomini, di 28 e 58 anni di nazionalià indiana. Loro sono accusati di aver agito in concorso con l’imprenditore agricolo svolgendo incarichi di sorveglianza e controllo delle persone sfruttate.

Da giorni gli agenti sorvegliavano l’azienda agricola, ieri è scattato il blitz. Alcuni Agenti, con indosso indumenti da bracciante agricolo, hanno proceduto a piedi all’interno dell’appezzamento di terra sino a giungere ad una distanza minima che ha consentito di scorgere i veri braccianti agricoli privi di qualsiasi dispositivo di sicurezza, anche minimo, tant’è che alcuni di essi erano completamente scalzi e doloranti sulla terra cocente. 

I braccianti agricoli erano tutti stranieri, per la maggior parte clandestini senza permesso per essere in Italia.

Sul posto c’era anche l’imprenditore agricolo, che vive in una villa lussuosa sul terreno della stessa azienda. E c’erano anche i due “controllori”.

Secondo le indagini, i braccianti agricoli erano sottoposti alla reiterata violazione dell’orario di lavoro, dei riposi, delle ferie e dei congedi per malattia. La paga era tutt’altro che conforme alle normative. Nella migliore delle ipotesi è risultata più che dimezzata. L’unico dei braccianti dotato di un contratto di lavoro, percepiva in busta paga meno di un terzo di quanto effettivamente avesse lavorato.

Si lavorava 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, senza riposi festivi o congedi per malattie. La paga? 4 euro l’ora senza maggiorazione per i festivi.

All’interno dell’Azienda gli Agenti hanno documentato la totale assenza dei dispositivi a tutela della normativa di sicurezza e dell’igiene. I braccianti agricoli erano costretti a mangiare un fugace pasto all’interno di una stalla/mangiatoia ove si trovavano accatastati agenti chimici e fitosanitari.

Appurato tutto questo, per l’imprenditore agricolo l’arresto è stato inevitabile e ora si trova agli arresti domiciliari.