Elisa Giorgi

Elisa Giorgi ha 28 anni, è consigliere comunale a Cisterna tra i banchi dell’opposizione, guida praticamente da sempre il PD di Cisterna e sta acquisendo il suo spazio nell’organizzazione provinciale del partito. Fuori dalla politica, è una collaboratrice universitaria e laureanda in Comunicazione Scientifica e Biomedica. Abbiamo scelto lei per inaugurare la rubrica “Talenti Emergenti”, dedicata ai giovani della Provincia di Latina che si distinguono in campo politico ed economico.

Come ti sei avvicinata alla politica?

Era il 2006, frequentavo il liceo Darby a Cisterna, e con un amico con cui affrontavamo spesso tematiche politiche è nata questa idea di creare un’organizzazione giovanile, che a Cisterna mancava. All’epoca c’erano le elezioni politiche, io votavo per la prima volta, mi ero appassionata e al Darby abbiamo sparso la voce di quelle che erano le nostre intenzioni. Da lì c’è stata la prima scrematura, perché la politica o ti piace o la fai, o tolta la curiosità iniziale, muore là, e con quelli più motivati abbiamo costruito il primo circolo dell’allora sinistra giovanile dei DS. Tutto questo è avvenuto nell’estate 2006 e dopo pochi mesi mi sono trovata catapultata nel dibattito sulla fondazione del PD, che è nato nel 2007. Da allora non ho più abbandonato né l’impegno politico ne ho mai cambiato “casa”, anzi sono rimasta sempre più convinta. Ho partecipato alla costituzione del PD a Cisterna, mi candidai alle primarie per la costituzione dei primi circoli, in quota giovanile. Fui l’ultima donna eletta per il meccanismo delle quote rosa. E a 19 anni sono entrata nel coordinamento del PD a Cisterna, mentre nel 2013 sono stata scelta come coordinatrice. Poi nel 2014 sono diventata consigliere comunale.

Perché i giovani invece faticano tanto ad avvicinarsi alla politica? E come si può risolvere?

Io credo che sia un luogo comune che va sfatato il fatto che i giovani non siano interessati alla politica, perché poi troviamo esempi molto concreti quando si lanciano in campagna elettorale. Guardiamo quello che è successo a Latina dove è stata premiata una coalizione di giovani e sono stati eletti anche giovanissimi. Io penso che ci sia un problema a livello di partiti che non si pongono in modo attrattivo. Molte volte un giovane che vuole fare politica è spaventato da partiti farraginosi, che sembra che non lo vogliano, dove ritiene che non sia semplice dire la propria. E per questo aderiscono a movimenti civici. A differenza dei movimenti civici, i partiti, o almeno il mio, hanno difficoltà a far capire ai giovani che sono i benvenuti. Io dico sempre ai giovani: entrate e cambiateci. Io incentivo molto la partecipazione. Cisterna ha un’organizzazione giovanile attiva e io ci tengo che facciano da traino in un momento di passaggio. Io credo che in realtà i giovani hanno tanta voglia di dire la loro ma manca la modalità per far capire che la porta è spalancata, non devono fare altro che entrare.

Parliamo della tua attività a Cisterna, dicono che è all’opposizione che si fa la vera gavetta. Quanto questa esperienza ti sta facendo crescere?

Per me è la prima esperienza da consigliere comunale. Stare all’opposizione impone il duplice lavoro di essere attenta a vedere ciò che la maggioranza fa, propone, approva, e non obiettare a prescindere, cercando anche di fare un’azione propositiva. D’altra parte c’è un mandato con la cittadinanza e devo cercare di non perdere il filo con gli elettori ed essere sempre attenta ai bisogni della città e farmi promotore di alcuni istanze. Il lavoro più duro sta nello studio. Io sono una persona molto pratica, non parlo di ciò che non conosco, non improvviso. Il vero impegno a tutt’oggi è quello di essere sempre dietro sia alla città, sia al palazzo. E poi bisogna prestare sempre un orecchio agli elettori, al partito e anche a chi non mi ha votato. Se c’è una battaglia che viene da chi non mi ha votato, ma che io condivido, la faccio mia, senza obiettare. Insomma, mi divido tra uno studio costante e l’attenzione a ciò che fa la maggioranza e quello che io posso proporre.

Sei tra i promotori del Sì al referendum, parliamo anche di questa esperienza.

La mia vera nascita politica è stata intorno a costituzione del PD del 2007 e ho capito che intorno alle battaglie c’è un fermento tale che agevola la partecipazione e la voglia di fare squadra. Nella mia esperienza del PD, conosco limiti e carenze, e in direzione non manco mai di rimarcare che qui manca spesso il senso di squadra e di solidarietà. Spesso si avverte il distacco tra le scelte fatte in un’altra sede e quelle che cadono a livello locale. Tornando al referendum l’idea che abbiamo avuto con Alessandro Cozzolino, Gennaro Ciaramella, Carmela Cassetta, Enrico Onorati e tutti quelli che si sono uniti e che spero si uniranno, è stata quella di condividere questa battaglia. Siamo convinti delle ragioni del sì. Abbiamo quindi costituito un comitato provinciale che non raccogliesse solo le esperienze del PD. Ci rendiamo utili, approfondiamo il tema, e troviamo la modalità e il piacere di stare insieme, fare gruppo e fare squadra. Si sta rivelando un’esperienza molto bella con iniziative che stanno partendo in questi giorni da Maenza e Sermoneta. È un impegno extra rispetto all’attività di coordinatrice del PD ma ne vale la pena. Ho scoperto che mi piace molto ed è un piacere fare campagna con loro. Al di là del bel clima interno, è utile per noi e per chi vorrà partecipare. Il giorno del voto, forse a dicembre, è ancora lontano e spero di poter essere utile per la campagna.

Che ambizioni hai per il futuro?

A chi mi chiede perché faccio politica ho sempre detto che lo faccio perché voglio lasciare le cose un po’ meglio di come le ho trovate. Fino ad oggi non ho mai avuto ambizioni che mi hanno portato a dire che in un certo periodo di tempo avrei occupato una poltrona, un incarico o un posto. Non intendo assolutamente cambiare modalità di fare. Qualsiasi saranno gli impegni e le opportunità, terrò sempre conto di questo mio obiettivo: lasciare le cose un po’ meglio di come le ho trovate. Fintanto che penso di poterlo fare, lo farò.