domenica 25 Settembre 2022

Stili di vita sbagliati e sindrome metabolica, come superare tutto con l’attività fisica

I cambiamenti della società moderna sono stati notevoli e hanno portato alla tecnologizzazione, all’evoluzione verso attività lavorative con minore livello di attività fisica, alla maggiore disponibilità di cibo con la conseguente modifica della proporzione dei vari nutrienti rispetto alle calorie totali: riduzione di proteine e grassi di origine vegetale associata all’incremento di proteine e grassi animali, zuccheri semplici e conseguente riduzione della quantità di fibre e vitamine. Tutto questo ha portato al manifestarsi di condizioni e disturbi che compromettono lo stato di salute della popolazione. L’esempio più attuale di tale condizione è la Sindrome Metabolica, una condizione caratterizzata dalla contemporanea presenza nello stesso paziente di diversi disordini metabolici ciascuno dei quali è di per sé un noto fattore di rischio cardiovascolare.

Si parla di Sindrome Metabolica quando in uno stesso soggetto si riscontrano 3 o più dei seguenti fattori:

  • Obesità centrale:circonferenza ombelicale >102 cm negli uomini e >88cm nelle donne;
  • Trigliceridi: valore uguale o maggiore di 150mg/dL;
  • Glicemia a digiuno: valore uguale o maggiore di 110mg/dL;
  • Pressione arteriosa: valore minimo uguale o maggiore di 85mm Hg e massimo uguale o maggiore di 130mm Hg;
  • Ipocolesterolemia HDL: valore minore di 40mg/dL negli uomini e minore di 50mh/dL nelle donne.

L’inizio della sindrome metabolica viene solitamente indicato quando il soggetto presenta un soprappeso o un accumulo di grasso addominale superiore al valore medio per l’età e il sesso. A quel punto comincia il vero problema, in quanto il sovrappeso e l’eccesso di grasso addominale provocano un aumento della produzione di insulina. L’eccesso di grasso addominale può provocare, inoltre, il “fegato grasso”, cioè lo stato in cui il fegato viene coperto dal grasso e produce fino al 30% in più di glucosio, causando livelli di glicemia elevati a digiuno, spesso fra i 110 e 130 mg/dl, contribuendo cosi allo sviluppo dell’intolleranza glucidica (IGT) e poi del diabete di tipo 2.

Risulta necessario in tutti i pazienti attuare un netto cambiamento dello stile di vita che consiste nello smettere di fumare, nel promuovere l’attività fisica e nel programmare un piano dietetico personalizzato con il fine di migliorare i valori del colesterolo e zucchero ematici.

È bene consigliare un incremento dell’attività fisica che non deve essere intenso come quello svolto degli atleti professionisti.

Le strategie per il trattamento e la prevenzione della SM variano in base alle caratteristiche di ciascun individuo, ma quasi tutti gli esperti concordano sul fatto che i sintomi migliorano molto riducendo il peso corporeo, anche solo del 5% e aumentando l’attività fisica.

L’attività fisica per essere utile da un punto di vista metabolico dovrebbe essere sia di Tipo Aerobico che di forza: ma ci sono dei protocolli da seguire ben precisi da professionisti del settore e laureati in scienze motorie.

Non meno importante anzi primaria è la prevenzione di tale sindrome evitando i diversi fattori di rischio soprattutto all’obesità; infatti l’attenzione al peso va posta sin dall’infanzia, perché il bambino obeso ha molte più probabilità di essere un adulto obeso. Un peso stabile, quindi, che rientri nei limiti della norma, contribuisce a far vivere meglio e più a lungo.

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