Le palestre, il mondo del fitness a tutti i livelli non sono un vezzo ma un’esigenza concreta che contribuisce al benessere generale delle persone a tutte le età.

Proprio le palestre, però, e gli operatori del settore, oggi sono tra quelli che vedono più lontana e circondata dai contorni incerti la speranza di una riapertura.

Sottoposti alla chiusura per primi, saranno tra gli ultimi a tornare in attività a fronte di un blocco dalle dimensioni enormi per quella che è un’industria a tutti gli effetti con migliaia di posti lavoro tra diretto ed indotto e centinaia di aziende che operano in provincia di Latina a tutti i livelli.

A snocciolare i numeri che sono impressionanti è Mimmo Marotta, titolare della palestra Crossfit Latina.

“A livello nazionale parliamo di 25mila aziende che muovono 12 miliardi di euro l’anno di fatturati e garantiscono circa 120mila posti di lavoro dando benessere a 20 milioni di italiani. Un mondo spesso sottovalutato ma fondamentale perchè contribuisce al benessere psicologico e fisico di ciascuno di noi e che oggi guarda al futuro, come tutte le imprese, in ogni settore, con la consapevolezza che questa emergenza ha cambiato e sta cambiando la nostra vita nel profondo”.

Consapevolezza e responsabilità, quindi sono le parole chiave.

“Il cosiddetto lockdown per chi fa impresa in questo settore – spiega Marotta – non sarà solo di due o tre mesi ma molto più lungo. La ripresa non sarà immediata e, soprattutto, non ci consentirà di entrare subito a regime. Oggi quello che ci conforta è il fatto che si è osso un grande senso di comunità e sostegno reciproco. Il fatto che il pagamento dell’affitto sia stato sospeso e che mutui e scadenze siano slittate ci sta dando un po’ di respiro. Certo, appena ritorneremo operativi dovremo far fronte a queste spese ma la grande forza propositiva che si sta palesando in queste settimane non è da ignorare”.

Intanto non siete rimasti fermi cercando nuovi strumenti per continuare gli allenamenti.

“Oggi abbiamo una grande risorsa che è internet. Ci ha consentito, dopo una prima fase di shock di riorganizzarci. Utilizzando le piattaforme disponibili sui social e su youtube stiamo allenando una media di 60 atleti al giorno, ogni giorno feste comprese, distribuendo nella giornata gli spazi. Quello che ci interessa è non solo il benessere fisico ma anche quello psicologico garantendo alle persone motivazione e un contatto anche solo virtuale ma che sta aiutando tantissime persone a non lasciarsi andare o a deprimersi e questo è il successo più importante”.

Cosa si attende nella fase 2, quella della convivenza con il virus?

“Riapriremo con il distanziamento sociale. Noi lavoravamo già a numero chiuso. Aumenteremo le lezioni e amplieremo gli orari adeguandoci a tutte le norme igienico sanitarie che saranno imposte. Ci siamo trovati in una tempesta che ci ha travolti a tutti i livelli. La chiusura delle attività è stata la scelta migliore per arginare il contagio ed evitare la sua diffusione. Ora la sfida sarà quella di tornare alla normalità mantenendo in primis la sicurezza per gli atleti e per noi operatori. Sono certo che ce la faremo se ognuno farà la sua parte”.

Sembra essere molto ottimista.

“Lo sono. Vedo il prossimo futuro non privo di difficoltà ma caratterizzato da una grande carica. Le persone ripartiranno con un entusiasmo e un’energia pazzesca. La quarantena ha messo in evidenza l’esigenza di contatto, si cordialità, di rapporto umano a cui mi auguro sia dato anche dopo il giusto peso e che questi piccoli gesti quotidiani di cui oggi sentiamo la mancanza trovino un posto primario nella quotidianità mentre prima dell’emergenza li davano per scontati presi come eravamo dalla frenesia e dalla corsa”.

Cosa vi aspettavate i questi mesi da parte delle istituzioni? Siete stati coinvolti?

“Credo che ciascuno per il proprio ruolo abbia fatto e stia facendo il possibile. Tutto è perfettibile ma ora dobbiamo lavorare tutti compatti verso un unico obiettivo che è chiudere questa fase di emergenza ed evitare la diffusione dei contagi. Dalle istituzioni, a fronte delle misure assicurate, ci saremmo aspettati più velocità e meno burocrazia. Ad esempio dei 60 euro al momento non abbiamo visto traccia. Vedremo passo dopo passo cosa può essere migliorato. Oggi credo che la polemica non serva a nessuno. In questo momento dobbiamo dare e noi nel nostro piccolo lo stiamo facendo ogni giorno. Una comunità cresce in questo modo, spalla a spalla”.