San Matteo e l'angelo, Caravaggio

Le cose pesano, e non puoi passare attraverso le pareti. Siamo questo corpo e non abbiamo forze che non conosciamo. Credo così, come credo che le stelle lassù non siano attaccate a fili sottili, ma in moto in equilibri che, se sai la formula, puoi far di conto. Ma? Ma che legge dei numeri calcola l’avvicinarsi o l’allontanarsi degli umani? Perché sono qui? Per quale gravità arrivi dove sei? E gli angeli, sì gli angeli, che se giochi con le lettere capisci che “angelo” è qualcosa che toglie il gelo, perché l’universo infinito e matematico è freddo non è caldo. Il caldo è miracolo, il freddo numeri e formula. Chi dice che il mondo si scalda non conosce gli angeli, perché per scaldare l’universo ci vuole l’antigelo degli angeli, ci vuole che questi esseri facciano giri rapidi nell’infinito che noi neanche possiamo immaginare senza il bordo. Le cose pesano, gli angeli no. Sono loro che tengono, senza farle cadere, le stelle che spiegano come sono qui e non lì, e come incontro le stelle che sono gli occhi guardanti di altri umani. L’angelo mi chiese, non parlando, se il mio sangue era ancora caldo da poter correre dentro questo mistero che è il corpo che contiene il miracolo del caldo di essere me, dicono sia anima, dico sia vita e non posso pesare me. Peso il corpo, curo la corsa del sangue, ma non peso me che sto qui, che vivo con me. L’angelo chiedeva del sangue ma mi diceva “vivi nell’unico modo che si può?”. Chiesi :“ma quale?”. Lui mi raccontò una storia di meccanica: se a un motore a benzina ci metti il gasolio non va. Se nell’anima ci metti la ricchezza del mondo mica si fa felice. Ma qual è l’unico modo per vivere? Sognare, rubando, ogni sogno sognato. L’avidità di ogni bellezza che è gentilezza per l’altrui bellezza è quel nutrire. Sento la musica, vedi mica il tuo sangue è meglio o peggio con o senza la musica, ma tutto, tutto, anche il tuo sangue è semplicemente più bello. Davanti a me il manufatto di una fontana di Roma, è pietra e lavoro che sono numeri e formule, ma non è questo, è l’idea che in testa aveva che ha segnato la roccia. Ha fatto solido un sogno e l’angelo è pietra. Sì, questo mi voleva dire, che la differenza non è il numero delle gocce di sudore, ma l’idea di come sarebbe stata quella lastra di pietra dopo il sudore. Questo è il caldo della vita, il sole batte sulle pietre, rimbalza, rimanda caldo nel gelo nell’universo, così da quel salto di rimando, da quel caldo ho capito l’angelo, che l’universo è gelo