lunedì 30 Gennaio 2023

Spariamo agli indiani delle carote ma ci fu un tempo che sparavano agli italiani del sale

Da piccolo ho avuto un fucile a piombini, di quelli ad aria compressa. Era bellissimo e faceva un gran botto, ma mi piaceva il botto e i piombini non li ho mai caricati.

Non perché fossi buono, poi negli anni dell’adolescenza, la politica non ci vide proprio pacifisti e i non violenti ci parevano poco eroici, mezze cartucce.

I miei eroi erano violenti e manco sono pentito.

Ma questi ragazzi che da Aprilia, a Terracina si divertono a puntare l’arma su un altro uomo che è ignaro dell’infamia. Ragazzi che considerano un uomo un bersaglio. Questi ragazzi sono figli di tempi malati dove la gente sente l’altro diverso dimenticando quando il diverso era lui. Vi racconto una storie di oltre un secolo fa, ma l’infamia non scade:  “Sporchi, “tristi, straccioni”. Così i giornali definivano gli immigrati piemontesi e toscani che ogni anno venivano impiegati a cottimo per raccogliere il sale in Camargue. Fino a quando, il 17 agosto del 1893, al grido di “Viva l’anarchia, morte agli italiani”, una folla di francesi non li inseguì per cacciarli. Perché “rubavano lavoro”. Ne uccisero dieci, e ferirono centinaia” . Il ricordo è de L’Espresso, l’anniversario del fatto era tre giorni faNaturalmente gli ipocriti in servizio permanente effettivo diranno, ma noi eravamo onesti, perché l’indiano che raccoglie zucchine è disonesto? O chi raccoglie sale è più nobile di chi raccoglie carote?

Siamo diventati chiusi perché ignoranti, facciamo cancelli per isolarci dai nemici. Mettiamo profumi per isolarci dagli odori. Poi, poi è tutto uguale, che fa. Io non  credo che siamo un unico brodo, ma ingredienti diversi della medesima cottura che è la vita. E dovremmo solo cercare di essere noi, di non invadere e di non  sentirci invasi, ma dentro il mischiarci che è vivere. E mischiarsi non è confondersi. Quei ragazzi che sparano non stanno difendendo una identità, stanno diventando un’altra civiltà, una civiltà che non contempla la pietà, che giustifica la sua empietà e, soprattutto, esalta la viltà. E mi rattristo, ma non per la vittima che ha una ferita che rimargina, per gli imbecilli la cui imbecillità è sempre putrida.

 

Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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