domenica 5 Febbraio 2023

“Sono una bambina non una sposa”: campagna made in Italy contro il fenomeno dei matrimoni forzati

di Francesco Miscioscia – Una bambina con un velo bianco che tiene in braccio una bambola stringendola al suo petto. E’ questa l’immagine di una campagna di sensibilizzazione contro i matrimoni forzati per le minorenni che da mesi circola in rete.

L’idea è totalmente made in Italy, più precisamente siciliana, ed è venuta a due donne: la sociologa Giorgia Butera e la fotografa Alessandra Lucca. Lo scatto è stato inviato all’Onu in occasione dell’incontro internazionale del 22 settembre a New York in cui si è parlato del fenomeno delle spose bambine. L’Organizzazione ha subito condiviso la foto sul web che con effetto virale ha fatto il giro del mondo diventando uno spot per i diritti umani.

Il messaggio della foto, “Sono una bambina, non una sposa”, è stato tradotto in tantissime lingue ed è stato presentato ad eventi internazionali e manifestazioni a difesa dei diritti umani. Sarà presente di sicuro anche all’Expo di Milano nel padiglione Spazio Woman. Non solo, ma le autrici hanno ricevuto anche lettere di apprezzamento da parte delle istituzioni italiane, dal presidente della repubblica ai presidenti di Camera e Senato.

Il problema delle spose bambine è quantomai di attualità. L’Unicef stima che sono circa 70 milioni le giovani donne che si sono sposate in età minorile in tutto il mondo. In Asia meridionale e in Africa centrale il tasso è addirittura al 46%. Il matrimonio porta nella maggior parte dei casi a gravidanze precoci che provoca ogni anno circa 70.000 morti tra ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni.

Fa rabbrividire che nel 2014 ci troviamo ancora di fronte a simili situazioni. In particolare deve far riflettere il fatto che tantissimi casi si verificano in quei Paesi, come l’Italia, che dovrebbero essere civilizzati. Va fatto dunque un plauso alle due donne che con la loro iniziativa, quasi inconsapevolmente, sono diventate autrici di una campagna tanto d’impatto su un tema che ha sicuramente bisogno di tanta sensibilizzazione.

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