Si torna a scuola, tra posticipi e carenze che pesano tutte sulle spalle dei genitori. A Latina la scorsa settimana il sindaco Damiano Coletta ha deciso, anche a fronte della organizzazione ancora non del tutto completata e della mancanza di alcuni dispositivi di sicurezza, come le mascherine, deciso di rinviare l’apertura al 24 settembre.

Ma al di là di meri calcoli ragionieristici oggi quello che si riscontra sono i disagi, ed i ritardi, nell’organizzazione di un servizio come quello che la scuola rappresenta che dovrebbe fare dell’efficienza un fiore all’occhiello.

Invece, si è navigato a vista per mesi. Si è temporeggiato per capire come conciliare l’emergenza sanitaria in atto con la sicurezza di personale e bambini. Ma il tempo è trascorso e nulla si è mosso per evitare lacune che sono diventate ostacoli per le famiglie a partire dalla carenza di personale.

Ad avvalorare tale situazione le parole di una mamma che in una lettera aperta, che riceviamo e pubblichiamo integralmente, al sindaco di Latina e all’assessore competente in materia fa propria la voce di tantissimi genitori a cui oltre al danno si è aggiunta la beffa.

“Carissimo sindaco Coletta ed assessore Proietti,

Sono una mamma di due bambini di Borgo Faiti. Oggi voglio raccontarvi la mia storia e farvi vestire i miei panni per almeno 2 minuti.

La sottoscritta lavora su turni in ospedale (mattina, pomeriggio e notte), ha un compagno che lavora saltuariamente maggiormente dalle 7 alle 13 ed ha due figli, uno di 6 anni che inizierà la prima elementare ed il secondo di 3 anni che inizierà il primo anno d’asilo.

Grazie alla vostra assai discutibile gestione delle risorse economiche scolastiche, la sottoscritta, insieme a molte altre mamme del Borgo, quest’anno si ritroverà a dover prelevare il figlio in asilo entro e non oltre le 13 e dover aspettare 45 minuti per poter prendere anche il figlio maggiore; tutto questo perché la mia amministrazione comunale, invece di incentivare e rafforzare le risorse di personale in fase Covid-19, taglia personale e riduce all’osso le scuole.

Le maestre si troveranno da sole con una media di 24 bambini ciascuno a gestire bambini, merende e soprattutto sanificazione e noi mamme letteralmente impiccate da orari che non sono compatibili con gli orari lavorativi. Mi dica caro sindaco, conosce un lavoro in cui si “stacca” alle 12.30 per riuscire ad arrivare in asilo entro le 13.00? Assolutamente no.

Sono indignata ed amareggiata, si doveva tornare in classe a pieno regime per recuperare il tempo rubatoci dal Covid19 ed invece anche stavolta le famiglie ma soprattutto i bambini si prendono solo gli spicci dei “Fondi per emergenza Covid19″ che lo Stato ha riversato nelle casse del nostro Comune.

Cordiali saluti

Una mamma lavoratrice arrabbiata”.