scuole Sabaudia

Posticipo della riapertura delle scuole a dopo il referendum.

Questo chiedono a gran voce i sindaci della provincia di Latina, e di buona parte del Lazio, per evitare costi aggiuntivi di sanificazione nonchè per avere maggior tempo per poter organizzare il tutto nella massima sicurezza di docenti ed alunni.

In queste settimane il presidente della Provincia di Latina, Carlo Medici, aveva inoltrato formale richiesta di posticipo al governatore della Regione Lazio.

Il risultato era stato il silenzio a cui si è aggiunta la dichiarazione dell’assessore regionale competente al ramo, Di Berardino, che aveva annunciato la decisione di tirare dritto sulla apertura il 14 settembre.

Ma l’onda del dissenso si è alzata montando fino ad arrivare alla presa di posizione del sindaco di Monte San Biagio, Federico Carnevale, che ha preso carta e penna e messo nero su bianco l’ordinanza con cui sposta il suono della prima campanella al 24 settembre.

Oggi, a seguito anche della presentazione di un documento da parte del’Anci Lazio nel quale si sottolineano gli evidenti problemi esistenti e non risolti e si chiede di posticipare l’apertura almeno per gli istituti che sono coinvolti come seggio elettorale, si terrà un incontro in Regione in cui si dovrebbe affrontare questo punto.

Obiettivo ascoltare i sindaci del Lazio in questa sfida che passa per la ripresa delle lezioni e la convivenza con il virus.

All’incontro dovrebbero essere presenti oltre al vice presidente della Regione, Daniele Leodori, anche l’assessore Di Berardino e il presidente della commissione diritto allo studio, Eleonora Mattia.

Una scelta di buon senso a fronte di criticità rimaste sul tavolo, irrisolte e il timore dei genitori di mandare i propri figli a scuola senza che ci sia anche solo un barlume di chiarezza.

L’unica consapevolezza oggi, infatti, è data dal fatto che non si sa cosa accadrà e come il virus circolerà tra quei banchi, con o senza rotelle, e tra i nostri figli.

Assicurarsi di mettere in atto il possibile per tentare di limitare quei danni collaterali inevitabili è una scelta di buon senso che sinora, purtroppo, si è scontrata con certa ostinazione politica.