Qualcuno storcerà il naso ma la giostra di proposte, documenti, riunioni, ripensamenti, passi avanti, incertezze, dubbi, rassicurazioni, paure che sta accompagnando il ritorno, non ancora scontato a scuola il 14 settembre, è figlio di una politica ignorante.

Ignorante, come direbbero Aldo Giovanni e Giacomo, perchè ignora, non conosce e per questo non sa in che modo affrontare quello che nel 2020, ed in piena pandemia, rappresenta il vero grande salto nel buio.

Un salto che peserà sui bambini e sugli studenti in primis che rischiano, dopo aver perso praticamente un anno scolastico, di affrontare un’altra stagione in cui l’istruzione tra aggiustamenti in corsa e ripensamenti, rischia di diventare un incrocio tra un take away e un mordi e fuggi.

Per gli insegnanti che dovranno districarsi tra mille misure e accorgimenti cercando di assicurare oltre alla sicurezza propria e dei ragazzi anche la loro istruzione.

Del personale che opera nelle scuole, amministrativo e ausiliario, e ovviamente delle famiglie strette nella orsa dei timori per la salute dei propri figli e l’esigenza, non marinale, di organizzarsi e organizzare il proprio lavoro in base ad orari e lezioni a distanza che potrebbero trasformarsi in un girone dell’inferno.

Al 20 agosto, tra comitati scientifici che hanno il sapore di alibi in carta bollata e vademecum a mozzichi e bocconi, non si sa ancora se i bambini dovranno obbligatoriamente indossare la mascherina, come saranno gestiti eventuali positivi, nonchè come si organizzeranno le mense e quegli spazi che ancora non ci sono, e comunque non sono sufficienti, per garantire il distanziamento.

L’unica cosa che sappiamo è che il ministro Azzolina ha deciso di optare per i banchi a rotelle. L’ennesima spesa per un prodotto che arriverà in ritardo considerato che la distribuzione alle scuole che ne hanno fatto richiesta procederà sino a fine ottobre.

Eppure il tempo per organizzare, programmare e intervenire almeno per assicurare spazi adeguati e presidi idonei c’era se si voleva evitare che la frase “il ritorno a scuola è una priorità assoluta per il Paese”.

Ma la politica ha preferito restare nella propria ignoranza sperando forse inun colpo di genio che non è arrivato. Così l’istruzione, quello che dovrebbe essere un caposaldo per la formazione delle nuove generazioni, è stata ridotta ad un rebus di incertezza e caos in cui a dominare sono e saranno eventi incerti e risposte sommarie.

Tra quei banchi i primi a doversi sedere dovrebbero essere i nostri politici, tutti, mentre i nostri ragazzi si apprestano ad affrontare un anno scolastico all’insegna dell’ “io speriamo che me la cavo”.