L’emergenza Coronavirus ci ha fatto scoprire un nuovo modo di vivere, di lavorare, di laurearsi e di studiare.

“A distanza” è diventato il liet motiv che contraddistingue i rapporti familiari e sociali, lo svolgimento del lavoro e delle lezioni.

Un nuovo modo di vivere e di rapportarsi al mondo che ci circonda che ci resterà impresso sulla pelle, stampato nella testa, e per un tempo che non immagino breve, fisso negli occhi.

Una rivoluzione imposta a suon di decreti che ci ha trovati, ha trovato moltissime famiglie, aziende, comparti, impreparati.

In particolar modo nella scuola, chiusa di impatto per ridurre il contagio e garantire i ragazzi, l’impatto è stato enorme.

All’entrata ed uscita da scuola, al suonare della campanella, si sono sostituiti l’accesso e il logout dalle varie piattaforme per le lezioni a distanza, il suono delle notifiche, le aule virtuali, chiassose, caotiche dove le finestre di dialogo hanno preso il posto dei banchi.

Le famiglie sono alle prese con un mondo che conoscono poco e che i docenti stessi hanno imparato ad utilizzare in itinere.

Nelle case i computer sono diventati improvvisamente insufficienti, il tempo per quanto  -dilatato si è ristretto per consentire a tutti di effettuare il proprio lavoro, seguire le lezioni, effettuare conference call.

I ragazzi sono spaesati non solo dalla mancanza di un contatto diretto ma anche dalla modalità con cui si svolgono le lezioni.

E la didattica a distanza rischia, non lo dimentichiamo, di lasciare, tanti, troppi ragazzi indietro, soprattutto quelli che vivono situazioni più fragili e che nella scuola avevano non solo un riferimento ma anche il luogo fisico in cui apprendere e comprendere nuovi modelli di vita.

Il tempo del Coronavirus è il tempo della riflessione, del cambiamento che sta incidendo ed inciderà ancora più forte sul nostro futuro e su quello delle nuove generazioni.

E’ il tempo per prendere atto che qualcosa è stato sbagliato negli anni passati, sul piano sanitario, degli investimenti in tecnologia, della gestione di comparti fondamentali a partire dalla scuola.

E’ il tempo di capire se queste modalità, oggi nate sulla scorta dell’emergenza, possono essere la normalità di domani.

Perché se così è, e dovrebbe essere, già oggi dobbiamo cominciare a ragionare in modi e tempi diversi, a creare gli strumenti, e ad assicurarci che tutti possono accedervi, perché la didattica a distanza possa essere una risorsa in più a sostegno della formazione dei nostri figli.

L’anno scolastico 2019 – 2020 è un anno segnato dalla sconfitta che lascerà a molti ragazzi lacune, non incolmabili, ma profonde e di cui non sono responsabili.

A noi evitare che questo accada, perché accadrà e senza essere catastrofisti, anche nel prossimo futuro.