bimbi scuola covid

E’ suonata la prima campanella solo un paio di settimane fa e sono tante le classi in provincia di Latina e nel Lazio, che è seconda solo all’Emilia Romagna per numero di scuole in cui si è registrato almeno un positivo, che, per un sospetto caso di Coronavirus, sono state poste in quarantena.

Con loro docenti, compagni entrati in contatto e, in modo indotto i genitori che non saprebbero a chi lasciare i bimbi. Il tutto fino all’esito dei tamponi che possano accertare l’effettivo contagio e far scattare, in un senso o nell’altro, tutti i protocolli conseguenti.

Il tutto con le Asl subissate dal numero di tamponi da effettuare, con file chilometriche ai drive e personale allo stremo che lavora incessantemente per cercare di effettuare il numero di test maggiore possibile, e risultati che arrivano oltre i tempi stimati.

E si è solo all’inizio per un anno scolastico che si preannuncia tutto in salita e segnato da molti ostacoli.

Il primo riguarda la didattica. Pensare di “sospendere” intere classi senza avere un piano “B”, senza far scattare almeno la didattica a distanza, in alcune scuole ancora non si è preparati per farlo in modo efficiente, significa privare questi ragazzi di ore di lezione, di formazione, di cultura perse.

Si traduce nel lasciare enormi lacune o imporre dei tempi stringenti per recuperare il tempo perso che comunque non garantisce agli studenti, soprattutto alle elementari, che rappresentano le basi per far crescere la loro cultura.

Il secondo riguarda le famiglie. Per ogni bambino in quarantena o malato c’è una famiglia, genitori, fratelli, nonni e così via che devono affrontare il calvario, psicologico anche, per sapere se siano positivi anche loro o meno.

Un cortocircuito che rischia di mandare in tilt il sistema oltre che di causare danni anche psicologici a chi potrebbe affrontare momenti analoghi più volte nell’arco dell’anno scolastico calcolando che basta un ipotetico caso per far scattare le procedure, giuste e legittime, per evitare l’insorgere di pericolosi focolai.

Una speranza per evitare questa odissea non solo per i bimbi in particolare, e gli studenti in generale, ma anche per le famiglie dovrebbe arrivare dai test rapidi che comunque restano una panacea rispetto ad un’organizzazione scolastica che fa acqua da tutte le parti.